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Svizzera
“Riaperture, per ora nessun effetto negativo”
Redazione
5 anni fa
Per Patrick Mathys della task force Covid si può essere “cautamente ottimisti” sulla situazione in Svizzera, e le varianti indiana e sudafricana al momento sembrano ampiamente sotto controllo

Secondo Patrick Mathys gli esperti sono “cautamente ottimisti” a riguardo della situazione epidemiologica Svizzera. Nonostante le riaperture infatti i casi in generale ristagnano, facendo segnare anzi una lieve diminuzione, con anche l’incidenza al ribasso. Questo anche se negli ultimi 14 giorni il tasso di positività dei test è aumentato di continuo, seppur lievemente. Un altro motivo per cui essere ottimisti, ha segnalato il capo della sezione Gestione delle crisi dell’UFSP, riguarda la diffusione delle temute varianti indiana e sudafricana, che sarebbero state osservare solo “molto raramente”, con solo una dozzina di casi rilevati in Svizzera finora. Mathys ha inoltre aggiunto che, nonostante la situazione nel subcontinente asiatico sia critica, non è assolutamente detto che questa sia dovuta a caratteristiche peculiari della variante indiana. Tutto ciò, ha aggiunto, è ancora oggetto di osservazione.

Tuttavia, ha dichiarato Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il servizio medico coordinato SSC, la quota dei pazienti Covid nei letti di terapia intensiva occupati dovrebbe scendere al di sotto della quota del 18% per poter tornare a una situazione di semi-normalità negli ospedali e riprendere con tutti gli interventi posticipati: al momento la percentuale è al 31%.

“Bisognerebbe considerare fascia a rischio anche quella tra i 50 e i 60 anni”
Urs Karrer, vicepresidente della task force scientifica nazionale COVID-19, ha invece riconosciuto l’utilità della vaccinazione con una riduzione dei ricoveri nelle fasce di popolazione sottoposte al preparato. Tuttavia, ha aggiunto, “sempre più persone tra i 40 e i 60 anni vengono ospedalizzate in seguito al Covid”, questo anche a causa del fatto che la variante inglese, ormai preponderante, è “il 50% più letale del virus della seconda ondata”. Per rimediare a questa situazione, Karrer ha suggerito che anche la fascia dai 50 ai 60 anni di età venga considerata a rischio e che è importante che anche questa riceva al più presto il vaccino.

Vaccinazioni e certificato
La Svizzera ha attualmente capacità di vaccinazione superiori alla disponibilità di vaccini praticamente ovunque, ha detto Linda Nartey, medico cantonale bernese e vice presidente dell’Associazione dei medici cantonali. “Appena il vaccino viene consegnato, viene somministrato rapidamente”. Nelle prossime settimane, la campagna di vaccinazione sarà estesa a tutti i gruppi di persone in tutti i cantoni, ha aggiunto, invitando la popolazione ad iscriversi nel proprio cantone e ad evitare il “turismo del vaccino”. I vaccini non sono ancora stati autorizzati per bambini e adolescenti. Secondo Urs Karrer è comunque possibile che i ragazzi fra i 6 e i 16 anni vengano vaccinati entro la fine dell’anno.

Per quanto riguarda il certificato vaccinale, è possibile che in Svizzera ce ne saranno due: quello di Pharmasuisse e della Federazione dei medici svizzeri e quello della Confederazione. Per l’UFSP è di fondamentale importanza che il documento sia compatibile sul piano internazionale. Gli esperti della Confederazione quindi continueranno a lavorare come previsto, ha precisato Patrick Mathys ricordando che a metà maggio l’UE deciderà le condizioni quadro per il certificato.

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