
Tutto il Paese si domanda cosa deciderà il Consiglio federale nella conferenza stampa in programma alle 15:00 di oggi pomeriggio, e la risposta è quantomai incerta: se da un lato l’Esecutivo ha annunciato un pacchetto di misure in consultazione per il 22 marzo, dall’altro la situazione epidemiologica continua a peggiorare generando molti dubbi se sia il momento giusto per ripartire. Tra le speculazioni che circolano Oltralpe si parla di un possibile rinvio di parte delle aperture promesse, con il mantenimento dell’estensione a 10 persone del limite per gli assembramenti all’interno rallentando però su sport ed eventi, come peraltro chiesto anche da Marco Chiesa. Sarebbe in bilico però anche la decisione sulla riapertura delle terrazze per bar e ristoranti.
Rispettato un indicatore e mezzo
Se settimana scorsa solo due degli indicatori impiegati dal Consiglio federale erano nei valori soglia, questa settimana ne rimane soltanto uno, o meglio uno e mezzo: i 169 letti di terapia intensiva occupati in media da pazienti Covid negli ultimi 15 giorni sono decisamente inferiore al limite di 250, mentre per i test la questione è discordante: i test Pcr classici sono nei margini con una percentuale del 4,3%, mentre quelli antigenici rapidi hanno superato il valore limite del 5%, attestandosi sul 5,1%. Chiaramente al di sopra invece gli altri due indicatori: l’incidenza su due settimane è di 199 casi ogni 100.000 abitanti, superiore al valore soglia del primo marzo di 166, mentre il tasso di riproduzione per l’ultima settimana è di 1,12, anche qui superiore al valore limite di 1.
La task force: “crescita esponenziale”
Dati che preoccupano Berna, in concomitanza con un generale aumento dei casi, come testimoniato sia ieri dalla task force scientifica, che ha parlato di “crescita esponenziale” e che spesso ha anticipato le decisioni del Consiglio federale, così come dallo stesso consigliere federale Berset nella seduta in Parlamento di mercoledì 17 marzo. In quell’occasione il rdirettore del Dipartimento federale dell’interno aveva ribadito che “se le riaperture avvengono troppo velocemente, rischiamo che la crisi duri più a lungo e ci colpisca di più: lo vogliamo evitare”, aggiungendo che “tutti quanti vogliamo tornare al più presto alla normalità, ma con il minor danno possibile alla popolazione, alla società e all’economia”.
Cosa si rinvia?
Secondo il Blick sarebbe proprio Alain Berset a spingere per un rallentamento nelle riaperture. Una delle idee sarebbe quella di dilazionare parte di quelle in valutazione nel pacchetto annunciato lo scorso 12 marzo. Si starebbe dunque pensando di partire il 22 marzo solo con l’allargamento a 10 persone del limite degli assembramenti all’interno, mentre l’apertura delle terrazze dei ristoranti sarebbe in bilico anche perché, come ha ricordato Berset in conferenza stampa, questa via di mezzo non piace a Gastrosuisse in quanto non è possibile per tutti i ristoratori. Secondo questa ipotesi, dunque, rischiano di essere rinviati i prospettati allentamenti per eventi e manifestazioni sportive. L’unica cosa che sembra abbastanza certa sarà il mantenimento dell’obbligo del telelavoro, la cui decadenza non era stata nemmeno considerata venerdì scorso.
Cosa pensa il Consiglio federale?
Sempre secondo il quotidiano d’oltralpe il direttore del DFI avrebbe accanto a sé sia Simonetta Sommaurga che Viola Amherd, fortemente intenzionate ad andare avanti con i piedi di piombo. Degli altri membri del Governo, solo Ueli Maurer vorrebbe addirittura accelerare con la ripartenza mentre Guy Parmelin pur sostenendo un approccio più rapido, secondo la testata sarebbe riluttante a prendere in mano la questione. Ancora incerta la posizione di Karin Keller-Suter e Ignazio Cassis anche se, sottolinea il Blick, l’ex medico cantonale ticinese si sarebbe già espresso più volte in favore della prudenza.
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