
L'inasprimento della lotta ai cartelli rischia di finire in un nulla di fatto. Per 16 voti a 9, la commissione dell'economia e dei tributi del Nazionale (CET-N) propone infatti al plenum di non entrare in materia - ossia di respingere - la revisione della legge, indica una nota odierna dei Servizi parlamentari. Sia la destra, che giudica inutile la revisione, sia la sinistra, che invece la ritiene troppo blanda, si sono unite per spingere verso l'affossamento puro e semplice del progetto. Per 13 voti a 8 e 3 astenuti, per esempio, la CET-N non ha voluto il divieto dei cartelli cosiddetti rigidi. Per 15 voti a 8, la maggioranza ha anche respinto l'ipotesi di rafforzare la lotta contro gli ostacoli che rendono difficili acquisti su Internet all'estero. Il Nazionale affronterà il dossier nel corso della prossima sessione primaverile. Se la Camera del popolo dovesse entrare in materia nonostante il parere contrario della CET-N, i dibattiti potrebbero proseguire sulla base delle proposte sussidiarie della commissione. Gli Stati hanno già affrontato il dossier nel marzo 2013. La Camera dei cantoni aveva adottato la revisione, modificandola in alcuni punti, per 25 voti a 9. Stando al progetto, oltre a contrastare le posizioni dominanti sul mercato, alla Commissione della concorrenza andrebbe concessa la possibilità di lottare contro i prezzi eccessivi imposti al mercato elvetico da imprese estere che giustificano tale prassi col fatto che la destinazione finale è la Svizzera, Paese che conosce tariffe più elevate. La revisione dovrebbe permettere di contrastare gli accordi orizzontali tra fornitori e verticali, ossia tra produttori e distributori. I cartelli dovrebbero essere vietati salvo se sussistono ragioni d'efficacia economica. In linea di principio, la revisione vuole proibire cinque intese: gli accordi orizzontali sui prezzi, sulle quantità e sulla ripartizione, nonché gli accordi verticali sulle tariffe e la compartimentazione del territorio.
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