
Erano stati arrestati nel marzo del 2014 con l'accusa di stare progettando un attentato con esplosivi o gas tossici in Svizzera o USA per conto dell'ISIS. Oggi il Tribunale pubblico della Confederazione ha confermato che dovranno restare in carcere, poichè esisterebbe un pericolo di fuga.
I tre, di nazionalità irachena, sarebbero collegati alla cellula terroristica al-Quaeda. L'indagine era partita da una segnalazione dell'intelligence svizzera, che aveva fatto mettere sotto sorveglianza uno dei tre, un invalido in sedia a rotelle. Egli avrebbe chiesto a un altro accusato, un padre di famiglia che aveva vissuto per dieci anni in Svizzera, di recarsi sul confine fra Turchia e Siria a recuperare una chiavetta USB contenenti informazioni sul possibile attentato. Il viaggio è in effetti avvenuto, e l'uomo ne ha fornito agli inquirenti motivi contrastanti: dapprima aveva detto di essere andato a trovare la madre del complice invalido, poi di voler condurre in Svizzera parenti e amici. Sul suo cellulare sono stati anche ritrovati contenuti pedoporgografici.
Il terzo uomo è invece stato coinvolto nelle indagini a causa di un contatto Skype con l'uomo invalido. Egli sarebbe registrato presso l'Interpool ed è considerato un importante membro della cellula di al-Quaeda.
I tre hanno negato di sostenere un'attività terroristica e di avere la possibilità di fuggire, mentre il Tribunale ribatte che "un'organizzazione come quella cui sono collegati è una rete internazionale che offre strumenti incisivi e efficaci di fuga".
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