
Perfetta parità, come mai accaduto nella storia della Repubblica italiana: otto uomini e otto donne cui il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, affida il compito di fare in quattro mesi le riforme che nessuno è riuscito a fare in anni e anni. Renzi sale al Colle a metà pomeriggio, in lieve ritardo sulla tabella di marcia che lui stesso aveva dettato. Due ore e passa di colloquio con il capo dello stato Giorgio Napolitano, quasi un record anche questo, poi l'annuncio: sciolgo la riserva, e questa è la mia lista. In sintesi: Angelino Alfano confermato al Quirinale, alla giustizia Andrea Orlando, all'economia Pier Carlo Padoan e agli esteri Federica Mogherini. Una delle otto donne, Mogherini, che prende il posto di Emma Bonino. Le altre sette sono Stefania Giannini (istruzione), Roberta Pinotti (difesa), Maria Carmela Lanzetta (rapporti con il Parlamento), Beatrice Lorenzin (confermata alla salute), Maria Elena Boschi (riforme), Federica Guidi (Sviluppo economico), Marianna Madia (pubblica amministrazione). L'altra metà dell'esecutivo, quella maschile, vede oltre ad Alfano, Padoan e Orlando, Dario Franceschini (cultura), Maurizio Martina (agricoltura), Giuliano Poletti (lavoro, Gianluca Galletti (ambiente). Renzi finisce di leggere la lista, tenendo la giacca slacciata sotto lo sguardo severo degli uomini del Quirinale. "Questa volta non ho sbagliato l'abito", fa riferendosi a quando venne vestito di bianco a dicembre, per una cerimonia ufficiale. Con oggi "è stata affidata la speranza ad una nuova generazione", rievoca "kennedyanamente". Quindi riforme in quattro mesi e governo per quattro anni. Quanto a Napolitano, "farò in modo di meritarne la fiducia". L'appena nominato Napolitano fa la sua comparsa nel corridoio alla Vetrata non appena il neopremier lascia il palazzo, diretto alla Camera. Gli fa i complimenti a distanza, esprime sincera gratitudine ad Enrico Letta, esclude che le oltre due ore di colloquio siano da interpretarsi come un segno di distanza tra lui e Palazzo Chigi. "Nessun braccio di ferro", mette in chiaro, "questo è un esecutivo che porta il segno di Renzi". Adesso è il momento di lavorare, e lavorare duro. Infatti "non ci si può concedere il lusso di non fare le riforme". Quindi dopo la fiducia si attendono risultati concreti. E per gli altri tre anni di legislatura? "Non metto la mano sul fuoco", replica lui, "ma speriamo bene, anche perché c'è l'impegno" del premier a durare. Niente sorprese, sia chiaro.
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