
Nei tre cantoni lemanici il numero di lavoratori frontalieri è raddoppiato dall'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra l'Unione europea (Ue) e la Svizzera nel 2002. Secondo uno studio è passato da 44'500 a 90'300 nel 2012. Per il consigliere di Stato vodese Pascal Broulis, l'"apertura resta l'unica soluzione" per entrambi i versanti del confine. Il 72% dei frontalieri (64'700 persone) lavora nel Canton Ginevra, il 25% (23'000) nel canton Vaud e il 3% (2700) in Vallese; il 98% abita in Francia, ha indicato oggi il Consiglio del Lemano (Conseil du Léman, CdL), istanza che promuove le relazioni transfrontaliere tra Svizzera e Francia. Essendo la crescita relativa dei frontalieri in questi tre cantoni (+7,3% in media annuale) superiore a quella dell'insieme dei posti di lavoro nella regione (+1,7%), la quota di impieghi che essi occupano è aumentata dal 7% nel 2002 al 12% nel 2012. La maggioranza assolve funzioni amministrative. Questi dati, è stato sottolineato, vanno posti in relazione con la crescita economica - "la più elevata d'Europa" - della regione lemanica. Presentati oggi alla stampa a Losanna, i dati risultano da uno studio commissionato dal CdL all'ufficio di statistica vodese.
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