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Svizzera
Record di denunce per pubblicità sleale nel 2025
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Ats
6 ore fa
Lo scorso anno sono state trattate 240 denunce, il 64.9% di queste sono state accolte dalla Commissione svizzera per la lealtà (CSL)

Le denunce per pubblicità sleale nel 2025 hanno raggiunto un nuovo primato. Di queste, quasi i due terzi (64,9%) sono stati accolti dalla Commissione svizzera per la lealtà (CSL).

Complessivamente sono state trattate 240 denunce. «Va tuttavia sottolineato che una parte non trascurabile di questi reclami è stata presentata contro lo stesso manifesto pubblicitario (per un bordello)», indica il rapporto annuale della CSL, disponibile in tedesco e francese, pubblicato oggi.

La commissione, che fa capo a una fondazione presieduta dall'ex consigliere agli Stati (PPD, oggi Centro/TI) e attuale municipale di Lugano Filippo Lombardi, vi fornisce varie informazioni statistiche. Sottolinea che, poiché la maggior parte dei reclami contro quel manifesto è stata riunita in un'unica procedura, i valori statistici relativi ai settori economici, ai tipi di media e alle regole della CSL sono robusti.

Il numero medio di denunce, «calcolato su vari anni», è di 110. Il record dello scorso anno segue un precedente primato del 2024, quando con 221 procedure per la prima volta era stata superata la soglia di 200.

Nel periodo in esame il 64,9% dei reclami è stato accolto, il 29,7% è stato respinto e la CSL non è entrata nel merito sul 5,4% delle denunce. Come negli anni precedenti, molti ricorsi vengono presentati per indurre la commissione a riconsiderare la questione, il che non è lo scopo della procedura di ricorso, sottolinea la Commissione.

L'accusa più spesso mossa nei reclami (45,4%) riguarda un requisito fondamentale della comunicazione commerciale, ossia che deve essere corretta e non fuorviante. Nell'ambito dei metodi di vendita aggressivi (14,9%), la CSL riscontra nuovamente una diminuzione delle denunce, del 7% circa rispetto all'anno precedente. Segue poi il settore della discriminazione di genere (8,8%), la cui quota diminuisce di anno in anno (nel 2021 si attestava al 23,7%).

Come nel 2024, con il 15,3%, il settore «tempo libero/turismo/alberghiero/ristorazione» ha registrato la percentuale più elevata di reclami, seguito da «casa/giardinaggio» (11,6%), «servizi/amministrazione» (7,4%) e «farmaceutica/sanità» (7,4%).

Tra i media, internet resta di gran lunga il più contestato (40,5%), seguito dal marketing diretto (15,9%) e dalla pubblicità esterna, ossia qualsiasi forma di comunicazione pubblicitaria che raggiunge le persone fuori dalle loro abitazioni, negli spazi pubblici o durante gli spostamenti (11,5%). Le reti sociali (10,6%) occupano il quarto posto in questa graduatoria.