
Il Climate Change Performance Index (CCPI), ovvero la classifica dei Paesi in materia climatica, confronta annualmente le prestazioni legate alla protezione del clima dei 61 Paesi che, nella loro complessità, sono responsabili di oltre il 90% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Nella giornata odierna, in seno alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima a Madrid, verrà presentata l'ultima edizione, che classifica la Svizzera alla 16° posizione, contro il 9° posto occupato l’anno precedente. A porre l'attenzione sul tema è il WWF, che in una nota, sottolinea come il nostro paese è preceduto da Svezia, Danimarca, Regno Unito, ma anche Marocco e India. Se si guarda agli Stati confinanti, l'Italia è al 26esimo rango, la Francia 18esima e la Germania 23esima.
Secondo l'associazione animalista, la ragione di questo declino è la debole politica climatica della Svizzera. "È vero che nell'agosto 2019 il Consiglio federale ha annunciato l'obiettivo del saldo netto delle emissioni pari a zero entro il 2050, tuttavia mancano ancora una strategia di attuazione e un percorso di riduzione vincolante" scrive il WWF. "Anche l'obiettivo di ridurre le emissioni interne del 30% tra il 1990 e il 2030 è del tutto inadeguato e rappresenta ad oggi una mera dichiarazione d'intenti".
"La Svizzera dovrebbe almeno raddoppiare le proprie ambizioni per adempiere ai propri obblighi internazionali", afferma Patrick Hofstetter, esperto di protezione del clima di WWF Svizzera.
L'innalzamento degli obiettivi climatici nazionali costituisce una delle tematiche principali della conferenza sul clima di quest'anno a Madrid. I Paesi hanno tempo solo fino alla fine del 2020 per rafforzarli. "In quanto Paese abbiente, la Svizzera può e deve accrescere le proprie ambizioni in materia di protezione del clima", prosegue Hofstetter. "Abbiamo la tecnologia, e abbiamo i mezzi finanziari. La protezione del clima ha bisogno soltanto di volontà politica".
Il rating dei Paesi sul clima è stilato dal Climate Action Network (CAN), dal New Climate Institute e da Germanwatch. Come negli anni precedenti, il 1°, 2° e 3° posto non sono stati assegnati poiché nessuno dei Paesi si sta adoperando a sufficienza per raggiungere gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi. La Svezia ottiene ancora una volta il risultato migliore. Il Paese scandinavo punta a divenire neutrale dal punto di vista climatico entro il 2045. Ha inoltre introdotto la più alta tassa sulle emissioni di CO2 del mondo e mira a raggiungere il 100% di energia rinnovabile entro il 2040. La Cina ha raggiunto il 30° posto; gli Stati Uniti sono scivolati invece all'ultimo, appena dietro l'Arabia Saudita.
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