
Sì al rafforzamento del mandato dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) per proteggere più efficacemente le frontiere esterne Schengen, ma senza dimenticare la tradizione umanitaria elvetica. È quanto auspicato dalla Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S) che ha approvato oggi il progetto del Consiglio federale volto alla trasposizione nel diritto svizzero del rivisto regolamento Ue in materia.
Più profughi
La CPS-S, tuttavia, ha deciso di ammettere fino a 2800 rifugiati nel quadro del programma di reinsediamento, in cambio del recepimento del regolamento. Questo cospicuo aumento del contingente - rispetto ai 1’900 profughi in due anni stabilito la settimana scorsa dal Consiglio federale, n.d.r -, sottolinea una nota odierna dei servizi parlamentari, deve essere eseguito a tappe, d’intesa con i Cantoni. Sempre al fine di offrire una compensazione umanitaria la CPS-S proporrà al plenum di accrescere le possibilità di ricorso per i richiedenti asilo. Una proposta di ammettere fino a 4’000 rifugiati è stata respinta, poiché la CPS-S reputa che le attuali capacità di accoglienza della Svizzera non permettano di assorbire un tale contingente in modo accettabile. A causa di questa decisione, una minoranza - critica nei confronti dell’attuale politica europea in materia di rifugiati - proporrà al plenum la non entrata nel merito.
L’obiettivo della revisione
La revisione del regolamento Ue si propone, in particolare, di colmare le lacune esistenti e fornire a Frontex personale e mezzi sufficienti per svolgere più efficacemente i suoi compiti nel quadro della gestione delle frontiere e dei rimpatri. Inoltre, viene rafforzato il mandato per sostenere gli Stati Schengen nell’ambito dei rimpatri e della cooperazione con i Paesi terzi. L’ampliamento di Frontex mira allo stesso tempo a migliorare ulteriormente la lotta contro la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale alle frontiere esterne, secondo il messaggio del Consiglio federale. Per garantire il personale necessario, tra il 2021 e il 2027 Frontex dovrebbe costituire un corpo permanente comprendente fino a 10 mila membri al massimo. Già oggi la Svizzera partecipa agli interventi di Frontex con i propri esperti. Entro il 2027 dovrà presumibilmente svolgere al massimo 16 interventi della durata di due anni e fino a 59 di quattro mesi ciascuno. Pertanto, Berna dovrebbe mettere a disposizione al massimo 39 esperti all’anno.
Non indebolire i confini nazionali
A tale riguardo, precisa il comunicato, la CPS-S intende garantire un numero sufficiente di guardie di confine in Svizzera; per questo la messa a disposizione di Frontex di personale elvetico non dovrà andare a scapito dei confini nazionali. La Commissione propone infine all’unanimità che gli interventi nell’ambito di Frontex siano sottoposti a un regime di approvazione analogo a quello previsto per gli impegni militari. Questa aggiunta dovrebbe permettere di stabilire una chiara base legale concernente la ripartizione delle competenze tra il Consiglio federale e il Parlamento in merito all’intervento degli specialisti di Frontex in Svizzera.
I costi
La Confederazione, a detta del messaggio governativo, continua a contribuire proporzionalmente al bilancio di Frontex. Stando ai calcoli più recenti (estate 2020), tali contributi subiranno una crescita graduale fino ad attestarsi nel 2024 tra i 36 e i 68 milioni di franchi.
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