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Curiosità
Quando il ghiaccio restituisce «uno sci» vecchio di 2.500 anni
© A. Caminada / OCA 2023
© A. Caminada / OCA 2023
Red. Online
14 ore fa
La scoperta è stata fatta nella regione del Basso Vallese: il rapido scioglimento dei ghiacciai sta portando alla luce diversi reperti antichissimi - Ma per gli archeologi spesso si tratta di una corsa contro il tempo

Un pezzo di legno fine e lungo circa 90 centimetri, un po' ammaccato, forse parte di uno sci o forse di una vecchia racchetta da neve. «E quindi?», si staranno chiedendo in molti. Ebbene, questo pezzo di legno non è un oggetto qualunque: è rimasto sepolto in un ghiacciaio a oltre 2 mila metri di altitudine per ben 2.500 anni ed è stato rinvenuto soltanto di recente nella regione del Basso Vallese. A svelarlo, portandolo in superficie, è stato lo scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento climatico che, quest'anno, è stato particolarmente forte e repentino.

L'anno nero dei ghiacciai

Il sempre più frequente e rapido scioglimento dei ghiacciai, che sta interessando soprattutto la regione del Vallese, sta avendo infatti come «effetto collaterale» la riesumazione di vari reperti archeologici rimasti per moltissimi secoli sommersi dagli strati di ghiaccio. Il 2026, in particolare, è un anno nero per i ghiacciai svizzeri che hanno perso un ulteriore 5% del loro volume. Un tema importante, questo, che ha avuto un'eco anche internazionale, come spiega 20 Minuten: basti pensare che il New York Times ha dedicato un «ampio articolo all'archeologia glaciale vallesana». Uno di questi casi, in effetti, è stato proprio quello del lungo frammento di legno ritrovato di recente, un testimone di epoche lontane, grazie al quale forse riusciremo a scoprire qualcosa in più sui nostri antenati.

Testimonianza del V secolo

La notizia - riportata in prima battuta dal quotidiano locale Walliser Bote - ha un aspetto curioso. La scoperta è stata fatta al Col de Barberine da Romain Andenmatten, un archeologo cantonale; difficile però capire cosa fosse all'origine quel pezzo di legno vecchio di 2.500 anni. Le ipotesi finora più accreditate fanno propendere per una parte di uno sci o di una racchetta da neve. Ma - ecco l'aspetto curioso - la scoperta non è una prima per Andenmatten: già tre anni fa, sempre nella stessa zona, aveva trovato un reperto del tutto simile a questo. È quindi possibile che ci sia un legame tra i due oggetti? Si potrebbe trattare davvero di due sci antichissimi? Una risposta potrebbe arrivare dalle analisi che saranno condotte sul prezioso reperto. Per il momento, la datazione al radiocarbonio ha in ogni caso collocato il pezzo di legno come risalente al V secolo a.C.

La corsa contro il tempo

Ritrovamenti di questo tipo sono «particolarmente preziosi» per i ricercatori. Il ghiaccio infatti riveste i materiali come legno, cuoio o tessuti, rendendoli quasi «impermeabili» ed esercitando un effetto di conservazione che può durare - come visto - anche per millenni. Questi oggetti diventano così testimoni del tempo: possono raccontare come si viveva sulle regioni alpine in passato e quali strumenti venivano utilizzati per attraversarle. I passi, soprattutto allora, erano snodi importantissimi per viaggiatori, allevatori e commercianti. Tuttavia, rileva il quotidiano svizzerotedesco, c'è un problema: il ritmo a cui si stanno sciogliendo i ghiacciai fa riemergere una grande quantità di oggetti antichi e non tutti si conservano bene come il legno. Anzi, in molti casi gli archeologi devono affrontare una corsa contro il tempo. Se infatti il ghiaccio conserva, è altrettanto verso che il suo scioglimento porta in fretta alla decomposizione dei reperti organici. Proprio per questo il Vallese ora ha lanciato un appello: alpinisti e archeologi, grazie all'app IceWatcher, possono documentare e segnalare i propri ritrovamenti nei ghiacciai direttamente all'Ufficio archeologico, in modo da riuscire a garantire un rapido intervento di conservazione.