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Francia
Quadri di Picasso rubati: processo a Parigi, anche uno svizzero alla sbarra
Shutterstock
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Ats
3 ore fa
Lo ha appresto oggi l'agenzia di stampa Afp da fonti vicine al caso

Un consulente d'arte francese e un mercante d'arte svizzero saranno processati a Parigi nel caso delle opere di Pablo Picasso dichiarate rubate dalla figliastra dell'artista. Lo ha appresto oggi l'agenzia di stampa Afp da fonti vicine al caso. Secondo l'accusa, circa settanta dipinti - tra cui i due famosi ritratti «Tête de femme» e «Espagnole à l’éventail» - sarebbero stati sottratti dall'eredità di famiglia. Ad aver denunciato i fatti è stata Catherine Hutin-Blay, figlia della seconda moglie Jacqueline Picasso e quindi figliastra dell'artista. I quadri erano stati affidati a un deposito specializzato a Gennevilliers, nella regione di Parigi, dopo la vendita della casa di Mougins (sud-est della Francia) nel 2008.

Ad occuparsi del trasferimento delle opere, su incarico di Catherine Hutin-Blay, era stato il consulente d'arte francese. Nel 2015 la discendente di Picasso era tuttavia stata allertata da un restauratore brasiliano, Flavio Capitulano, che aveva dichiarato di aver restaurato e montato su supporto proprio quei due ritratti a Ginevra, su incarico di un intermediario. Da lì le opere sarebbero state trasferite a una società controllata da un mercante d'arte svizzero, per essere poi vendute nel 2013 al miliardario russo Dmitri Rybolovlev per una cifra vicina ai 30 milioni di euro. Rybolovlev, sostenendo di aver agito in buona fede, aveva restituito i dipinti alla giustizia francese nel settembre 2015. Ora il consulente d'arte e il mercante sono chiamati alla sbarra a Parigi per rispondere del loro operato: le date dell'udienza non sono ancora state stabilite.