
La Svizzera ha i mezzi per approvvigionarsi al 100% di energie rinnovabili: sulla base di uno studio realizzato all'interno del partito, i socialisti restano convinti che la corrente verde è la soluzione del futuro, sia per il clima sia per l'impiego e l'innovazione. "Tutto fa pensare che ci troviamo all'alba di un nuovo ciclo economico importante e di una rivoluzione paragonabile all'invenzione del vapore, dell'elettronica o dei sistemi digitali. Questa rivoluzione passa attraverso le energie rinnovabili", ha affermato stamani a Berna il presidente del PS Christian Levrat (FR). Secondo il consigliere nazionale Rudolf Rechsteiner (BS), soltanto nella produzione di elettricità il potenziale facilmente sfruttabile fino al 2030 ammonta a oltre 90'000 gigawattora (GW/h). A suo modo di vedere, ciò rappresenta da tre a quattro volte di più della produzione nucleare attuale (25'000 GW/h). Insomma, per i socialisti la Svizzera non ha più bisogno di centrali nucleari. A loro avviso, questi impianti sono "veri e propri eliminatori di posti di lavoro". Christian Levrat ha invitato a seguire l'esempio della Germania, della Francia o degli Stati Uniti e del "green new deal" lanciato dal presidente Barack Obama. Diversamene dal Consiglio federale - ha criticato Levrat - questi paesi hanno compreso che devono sfruttare la crisi economica e i piani di rilancio per accelerare le riforme strutturali delle rispettive economie. Per correggere il tiro in Svizzera, il Partito socialista postula un "new deal" sociale ed ecologico. Ha proposto dieci tesi per riformare l'economia, affinché quest'ultima sia al servizio dell'essere umano e dell'ambiente e non viceversa. Tra le rivendicazioni citate dal PS figura l'attuazione di un programma congiunturale che rappresenti almeno l'1% del prodotto interno lordo, ossia sei miliardi di franchi. I socialisti sono intenzionati a tornare alla carica nella prossima sessione di primavera. ATS
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