
Proseguono le proteste a livello nazionale dei lavoratori edili nell'ambito della rinegoziazione del Contratto nazionale mantello. Quest'oggi i cantieri della Svizzera nord-occidentale sono rimasti fermi. Più di 1000 operai edili hanno incrociato le braccia e si sono riuniti a Basilea per una manifestazione di protesta, dichiarano in un comunicato stampa congiunto i sindacati Syna e Unia.
I punti in questione
I sindacati si oppongono alle "richieste assurde degli impresari costruttori", come "la giornata lavorativa di 12 ore, e settimane di 58 ore". Più nello specifico, si afferma che "gli edili non sono disposti a pagare con la propria salute e la propria vita privata le colpe degli impresari costruttori".
Il settore infatti sempre secondo il comunicato andrebbe "a gonfie vele": il problema sarebbe costituito da una carenza di apprendisti e lavoratori qualificati. Si rimprovera agli impresari, in questo contesto, di non rendere il lavoro più attrattivo con migliori condizioni, ma di "chiedere ancora di più agli edili". Dietro la richiesta di maggiore flessibilità gli impresari "nasconderebbero l'estensione dell'orario di lavoro".
Per quanto riguarda gli aumenti di salari, si afferma che gli impresari costruttori "fanno dipendere l'aumento dalla disponibilità ad accettare il deterioramento delle condizioni di lavoro" degli operai. "Gli edili dovrebbero sacrificare la propria salute e la propria vita privata per un aumento salariale a cui hanno comunque diritto a causa dell'inflazione. Gli edili non sono disposti a questo!", afferma Nico Lutz, Responsabile del settore edile del sindacato Unia.
Inoltre, si lamenta il fatto che gli impresari "chiedono che i lavoratori più anziani in futuro possano essere inseriti in categorie salariali inferiori, e che il periodo di preavviso di licenziamento sia ridotto".
Le rivendicazioni
Nel comunicato sindacale si chiede che le "giornate lavorative siano più brevi e non più lunghe. Il Il tempo di viaggio dal magazzino al cantiere deve essere finalmente compensato e un vero aumento salariale è dovuto". Inoltre, si afferma che che "gli edili non accetteranno mai un vuoto contrattuale e il deterioramento del CNM. Sono pronti a lottare per i propri diritti!", spiega Johann Tscherrig, responsabile del settore edile del sindacato Syna.
La protesta di oggi è parte di una mobilitazione nazionale. Gli edili in Ticino sono scesi in piazza già il 17 ottobre. I lavoratori edili del Vallese hanno manifestato il 29 ottobre. Per il 7 e l'8 novembre, gli edili della Svizzera francese hanno dichiarato le loro giornate di protesta. L'11 novembre è prevista invece una giornata di protesta a Zurigo.
Sciopero ritenuto "inammissibile" dalla SSIC
Dal canto suo, la Società Svizzera degli Impresari-Costruttori riferisce in un comunicato di aver presentato negli scorsi giorni una denuncia contro gli appelli espliciti allo sciopero di avverimento inammissibile e alle giornate di sciopero previste per il 7 e l'8 novembre a Ginevra. Il Tribunale arbitrale non è entrato in materia per motivi formali, secondo lo stesso comunicato.
La SSIC chiede quindi "nuovamente a Unia e Syna a Ginevra ma anche a livello nazionale, di assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei loro membri. Con gli appelli alle proteste e agli scioperi stanno facendo il contrario e minano il valore del Contratto Nazionale Mantello".
La stessa società ribadisce inoltre la sua convinzione quanto all'inammissibilità dell'appello allo sciopero, ribadendo che "continuerà a cercare di mantenere il dialogo costruttivo tra le parti sociali a livello svizzero, ciò che i sindacati (ginevrini) cercano caparbiamente di ostacolare". In questo senso si afferma di aver richiesto un incontro con i sindacati ginevrini sotto l’egida di un ente pubblico di conciliazione della stessa città. "Indipendentemente dall'esito", si legge, "il comportamento dei sindacati ginevrini lascerà un segno duraturo e solleva molte domande sul valore della pace del lavoro del CNM. La SSIC ribadisce la propria incomprensione per la mobilitazione sindacale in corso in tutto il Paese.
Presunte violazioni dell'obbligo di mantenere la pace, si valuta una denuncia nazionale
In conclusione, si legge, la società degli impresari sostiene che "chi è seriamente interessato a un nuovo contratto e non vuole uno stato di vuoto contrattuale, non viola deliberatamente e intenzionalmente le disposizioni contrattuali in vigore". Tra i punti problematici sono indicati "le visite ai cantieri durante l'orario di lavoro, le inchieste nonché le proteste e gli scioperi in Ticino, nella Svizzera romanda e nella Svizzera tedesca" che costituirebbero delle "violazioni dell'obbligo assoluto di mantenere la pace concordato contrattualmente dalle parti sociali".
Le tensioni non sembrano andare verso un allentamento: la SSIC afferma che "seguirà con attenzione l’ondata di proteste e scioperi di avvertimento preannunciata dai sindacati e a dipendenza della situazione valuterà la possibilità di inoltrare una denuncia nazionale".

