
La crisi climatica rappresenta la maggior sfida della nostra epoca: se non ci daremo una mossa, sussiste il pericolo di un incremento di fenomeni naturali estremi e di una conseguente esplosione dei costi. Questo in sintesi il messaggio lanciato oggi dal comitato (PS/Verdi) favorevole alla costituzione di un fondo per il clima in votazione il prossimo 8 di marzo.
Secondo il comitato promotore, avanti di questo passo la Svizzera, nonostante i suoi impegni internazionali, non raggiungerà la neutralità climatica entro il 2050. Eppure, in qualità di paese alpino, spiega un comunicato odierno, la Svizzera è particolarmente colpita dagli effetti della crisi climatica: i ghiacciai si stanno sciogliendo, i giorni di canicola, le inondazioni e i fenomeni meteorologici estremi sono in aumento.
Gli effetti negativi di questa crisi non solo sono già evidenti, ma anche costosi. Il riscaldamento globale sta già causando danni per circa 1 miliardo di franchi all'anno. Secondo il Consiglio federale, questi costi potrebbero raggiungere i 34 miliardi all'anno entro il 2060, a detta del comitato. Senza finanziamenti pubblici, questi costi continueranno ad aumentare e i comuni e i cantoni rischiano di superare le loro capacità finanziarie.
Per questo è necessario agire adesso obbligando la Confederazione ad investire ogni anno dallo 0,5 all'1% del Prodotto interno lordo (Pil) nella ristrutturazione degli edifici e nel passaggio a tecnologie rispettose del clima, senza alcuna nuova imposta o tassa, e il tutto garantendo la sicurezza dell'approvvigionamento.
L'iniziativa
L'iniziativa «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l'ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)», respinta dal parlamento senza controprogetto, è stata presentata dal PS e dai Verdi nel febbraio del 2024. Mira a creare un fondo le cui risorse confluirebbero, tra le altre cose, in misure per il potenziamento delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica o della decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell'economia.
I mezzi finanziari necessari andrebbero attinti dal bilancio federale. Berna dovrebbe quindi alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0,5 e l'1% del Pil, il che corrisponderebbe, secondo le stime, a una cifra fra 3,9 e 7,7 miliardi. Le uscite non sarebbero soggette al freno all'indebitamento.

