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Svizzera
Profughi e Isis: Sommaruga dice la sua
Redazione
12 anni fa
La ministra elvetica di giustizia e polizia è intervenuta a Lussemburgo - Sul tema dell'immigrazione, il ministro italiano dell'interno Angelino Alfano le ha risposto che...

Il Consiglio dei ministri di giustizia e degli affari interni "ha convenuto una strategia comune per affrontare le situazioni eccezionali in materia di profughi, come ad esempio quella italiana, al fine di garantire il funzionamento del sistema Dublino e di sgravare gli Stati particolarmente coinvolti".

Lo afferma una nota diramata questa sera a Berna dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) al termine di una riunione del Consiglio a Lussemburgo, dove c'era anche la ministra elvetica Simonetta Sommaruga.

La consigliera federale, che ha partecipato al comitato misto Schengen del Consiglio, aveva auspicato un richiamo all'ordine dell'Italia, offrendo nel contempo l'aiuto elvetico e dicendosi disposta a discutere di una ripartizione dei profughi.

La maggior parte dei paesi dell'Ue è però contraria a stabilire una chiave di ripartizione, ha dichiarato stasera la ministra. Per contro i ministri dell'interno si sono accordati per un'accoglienza volontaria da parte dei singoli paesi, in situazioni eccezionali, di profughi da altri paesi dell'Unione in difficoltà.

"L'Europa deve far fronte a enormi sfide", ha dichiarato la Sommaruga, rilevando che a causa della gran massa di rifugiati alcuni paesi come l'Italia sono al limite delle loro possibilità. In Svizzera arrivano sempre più candidati all'asilo che non sono stati registrati nella Penisola. Secondo le regole di Dublino l'Italia sarebbe tenuta a registrarli affinché quando si presentano in altri paesi possano essere rimandati nel primo paese d'accoglienza.

A metà settembre la Sommaruga aveva inviato una lettera alla Commissione europea per accrescere la pressione sull'Italia, perché in Svizzera giungono sempre più migranti non registrati. Anche Germania, Polonia, Francia e Gran Bretagna si sono lamentati congiuntamente a Bruxelles. I ministri dell'interno europei hanno ora ricordato nel loro insieme all'Italia i suoi doveri: ci si aspetta una registrazione generalizzata dei candidati all'asilo, ha detto Simonetta Sommaruga.

Nel frattempo si è però consapevoli - ha aggiunto - che "il problema può essere risolto soltanto insieme", ragione per cui è stata manifestata la volontà unanime di aiutare. "Ora la palla va all'Italia", tocca a Roma "formulare i suoi bisogni". La Commissione europea è stata incaricata di elaborare un piano d'azione concreto entro dicembre.

Simonetta Sommaruga ha detto di potersi immaginare da parte svizzera un aiuto tecnico o di personale per la registrazione.

Le ha risposto, a stretto giro di posta, il ministro italiano dell'interno Angelino Alfano.

Queste le sue parole: "I migranti spesso si sono rifiutati individualmente o in gruppo. Ma la polizia italiana ha stretto ulteriormente i bulloni dell'organizzazione per rispondere in modo ancora più efficace sul tema del foto-segnalamento e delle impronte digitali", segnalando come negli ultimi mesi sia stato "raggiunto uno straordinario miglioramento".

Tornando alla Sommaruga ma girando pagina, quest'ultima ha poi dichiarato che "quale membro di Schengen anche la Svizzera parteciperà allo sforzo comune dei paesi aderenti al trattato per far fronte al prospettato rientro di jihadisti in Europa, rafforzando i controlli nei suoi aeroporti, anch'essi considerati frontiere esterne" dello spazio Schengen".

"Abbiamo una responsabilità comune affinché il terrore non venga esportato in Europa", ha proseguito la consigliera federale. Una responsabilità, ha aggiunto, che tutti i singoli Stati hanno anche nei confronti delle loro popolazioni.

Il coordinatore antiterrorismo Ue, Gilles de Kerchove, calcola che oltre 3000 europei siano andati in Siria e Iraq a combattere con i jihadisti dell'Isis o di altri gruppi. Gran parte di loro, circa un migliaio, sarebbero partiti dalla Francia.

Il fenomeno riguarda anche la Svizzera. Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) è al corrente di circa 25 persone "che presumibilmente si sono trasferite in Siria o in Iraq" per aggregarsi alla guerra santa islamica, secondo indicazioni del Dipartimento federale della difesa (DDPS), cui il servizio segreto elvetico è subordinato.

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