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Svizzera
Processo An’Nur, tre assoluzioni e 6 condanne con la condizionale
L’ex moschea An’Nur di Winterthur
L’ex moschea An’Nur di Winterthur
Keystone-ats
5 anni fa
Nove imputati sono comparsi in appello di fronte al Tribunale cantonale di Zurigo per un’aggressione avvenuta 5 anni fa nella discussa ex moschea di Winterthur

Al processo d’appello il Tribunale cantonale di Zurigo ha pronunciato tre assoluzioni e sei pene detentive e pecuniarie con la condizionale nei confronti di 9 imputati per un’aggressione avvenuta cinque anni fa nella ex moschea An’Nur di Winterthur (ZH). Nella sentenza comunicata oggi la corte ha inoltre rinunciato all’espulsione dalla Svizzera. La sentenza comunicata oggi può ancora essere impugnata.

L’aggressione
I fatti risalgono alla sera del 22 novembre del 2016. Secondo l’atto di accusa, gli imputati hanno bloccato due frequentatori della moschea, per poi minacciarli e malmenarli perché considerati “traditori”. A una delle vittime sarebbe stata cacciata in bocca una banconota da dieci dollari che ha dovuto ingoiare. Gli aggressori erano convinti che i due avessero trasmesso a un giornalista il testo di un controverso sermone tenuto un mese prima da un 25enne imam etiope. Quest’ultimo è poi stato condannato a 18 mesi con la condizionale e a 10 anni di espulsione dalla Svizzera per aver esortato ad “evitare, calunniare” e persino ad uccidere i musulmani che non pregano in comunità.

Gli imputati alla sbarra
Gli imputati al Tribunale cantonale erano sette giovani che al momento dei fatti avevano fra 18 e i 24 anni d’età, un 54enne libico che fungeva da imam principale e l’allora 49enne presidente dell’associazione che gestiva la moschea An’Nur (La Luce). Quest’ultima è stata per anni considerata un luogo di radicalizzazione islamica - con diversi giovani partiti da Winterthur per la jihad in Siria - ed è stata chiusa definitivamente nel giugno 2017, allo scadere del contratto d’affitto.

Il processo di primo grado
In primo grado, nell’ottobre del 2018, il Tribunale distrettuale di Winterthur aveva inflitto otto condanne e due assoluzioni. La Procura, che aveva chiesto pene fino a tre anni di prigione in parte sospese, aveva fatto appello nei nove casi di sua competenza. Il dossier che riguardava un 17enne al momento dei fatti è stato affidato al giudice dei minorenni.

Il verdetto della Corte dl’appello
Nella sentenza odierna la suprema corte cantonale ha imposto pene detentive con la condizionale da 12 a 19 mesi - per coazione, sequestro di persona e minacce - nonché pene pecuniaria da 150 a 2000 franchi. Al fedele costretto ad ingoiare una banconota è stato riconosciuto un risarcimento di 2000 franchi. Sono stati assolti l’imam libico, che era intervenuto solo in seguito nella bagarre, il presidente di An’Nur e un giovane frequentatore della moschea. Per la loro ingiusta detenzione è stato concesso un risarcimento di rispettivamente 500, 18’000 e 34’000 franchi. In prima istanza, sette giovani frequentatori della moschea erano stati condannati a pene detentive con la condizionale fra i 6 e i 18 mesi e in alcuni casi a pene pecuniarie, pure sospese, per una serie di accuse quali sequestro di persona, lesioni personali, coazione e minacce. Il Tribunale distrettuale di Winterthur aveva anche deciso due assoluzioni e ordinato l’espulsione dalla Svizzera per un periodo di sette anni per due imputati: un afghano e un macedone.

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