
Per il suo ultimo discorso del primo di agosto in qualità di consigliere federale, Didier Burkhalter ha elogiato la neutralità elvetica. La Svizzera, che non ama i conflitti, è una forza di pace per l'umanità, ha detto oggi ad Aigle (VD). "Viviamo in un mondo che inquieta", fatto di crisi, di guerra e di forte concorrenza tra le nazioni, ha affermato il ministro degli affari esteri, stando alla versione scritta della sua allocuzione, in occasione delle celebrazioni "Aigle - Les Diablerets". Dal canto suo, la Svizzera è nota per essere una costante forza di pace per l'umanità e per condurre una politica estera indipendente e imparziale. Le croci svizzere esposte sui convogli umanitari che attraversano le zone di conflitto e di sofferenza sono diventate "un simbolo d'umanità e una prova riconosciuta del nostro specifico ruolo", ha detto. "Un collegamento attraverso le trincee", anche in Ucraina. Il neocastellano non ha dimenticato il dossier europeo nel suo discorso. Le relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea devono essere sia "strette che flessibili". Il futuro consiste nel consolidare la via bilaterale. Si dovranno garantire i posti di lavoro nella Confederazione e far rispettare le istituzioni politiche elvetiche. Il futuro ex ministro ha anche lasciato trasparire sentimenti. "Ho girato il mondo (...). Ho provato emozioni molto forti di fronte alla sofferenza, in particolare quella dei bambini". In Svizzera, non si comprende perché la guerra è spesso più forte della pace, ha detto Burkhalter, "bisogna rendersi conto del privilegio che si ha nel poterci vivere". Il successo della Confederazione è in parte basato sulla stabilità, che si spiega con delle fondamenta istituzionali solide. Nessuno è insostituibile, a partire dai consiglieri federali, ha dichiarato il ministro che si ritirerà dal Consiglio federale il prossimo 31 ottobre. Secondo Burkhalter, il primo di agosto è soprattutto la celebrazione di un Paese che vive grazie alla volontà comune, al di là delle differenze linguistiche e culturali. "La nostra volontà politica e sociale comune è più forte di ciò che ci separa. È ciò che ci permette di lasciare da parte l'isolazionismo e il nazionalismo e di riconoscere costantemente l'importanza delle minoranze".
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