
“La tendenza non è più così pessimista. Abbiamo l’impressione che la curva si stia appiattendo o stabilizzando, ma la situazione resta ancora critica visto l’alto numero di contagi e ricoveri. La pressione sul sistema sanitario resta alto”. Lo ha ribadito Stefan Kuster, responsabile per le malattie trasmissibili presso l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), durante la conferenza stampa con gli esperti della Confederazione, che hanno analizzato la situazione a livello nazionale. I Cantoni della Svizzera romanda restano i più colpiti e non è il momento di abbassare la guardia. Kuster ha infatti evidenziato che non c’è un’inversione di tendenza evidente ed è importante che tutti continuino a ridurre i contagi. In un confronto internazionale, i numeri in Svizzera sono ancora alti: tutti i paesi limitrofi hanno un’incidenza notevolmente inferiore rispetto al nostro paese.
Ackermann: “Non ci sono prove che le misure saranno sufficienti”
Ci sono primi segnali che la popolazione stia attuando le misure federali e si può osservare un rallentamento nell’aumento delle persone nelle unità di terapia intensiva, ha detto il capo della Task Force Martin Ackermann. Ma l’obiettivo è portare il tasso di replicazione del virus, il valore “R”, sotto l’1. “Questo è l’unico modo per tenere il virus sotto controllo”. Ackermann ha quindi avvertito: “Non ci sono prove scientifiche che le misure saranno sufficienti”. La Task Force raccomanda dunque di ampliare i test, tracciare i contatti, il telelavoro, diminuire i contatti, portare le mascherine, mantenere le distanze, cambiare spesso l’aria.
Le riserve nelle terapie intensive diminuiscono
La direttrice dell’UFSP Anne Lévy ha invitato alla prudenza. C’è una certa stabilizzazione, fatto che però non deve far parlare di miglioramento. Lo spazio nelle cure intensive degli ospedali elvetici comincia ad esempio ad essere limitato. I letti a disposizione sono circa 1’100 e al momento si registrano 440 pazienti Covid e altri 400. “Le riserve per i posti di terapia intensiva sono attualmente intorno al 25% in tutta la Svizzera” ha detto Lévy, precisando che solo cinque giorni fa erano al 36%. Insomma, lo spazio inizia a farsi stretto e se non si continua a fare di tutto per fermare il virus la situazione potrebbe diventare critica, ha detto, invitando ad installare l’app SwissCovid. L’obiettivo è di evitare un sovraffollamento. “Non si tratta solo di letti, ma anche del personale sanitario” ha ricordato Lévy. Anche la coordinazione dei letti tra ospedali è una sfida. Ieri 9 pazienti sono strati trasferiti da un ospedale all’altro grazie al servizio della Rega.
Restare sempre vigili, anche in pausa pranzo
Gli esperti - fra i quali Thomas Steffen, rappresentante dell’Associazione dei medici cantonali della Svizzera - sono poi tornati a ricordare l’importanza di fare attenzione nelle situazioni più informali: spesso si rispettano ad esempio alla lettera le disposizioni durante le ore di lavoro, per poi dimenticarsele durante la pausa pranzo. Un atteggiamento pericoloso che rischia di far aumentare i contagi.
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