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Crans-Montana
«Prima la verità, poi le riaperture»: raccolte più di 5'000 firme per la petizione internazionale
© KEYSTONE/Jean-Christophe Bott
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Redazione
2 ore fa
L'appello chiede di sospendere ogni attività riconducibile alle persone indagate fino alla conclusione delle inchieste: «La presunzione d'innocenza va rispettata, ma anche la dignità delle vittime».

«Per rispetto delle vittime. Per rispetto delle famiglie. Per rispetto della verità». Si chiude così la petizione internazionale - che ha già raccolto oltre 5'000 firme - lanciata dopo la tragedia del Constellation di Crans-Montana, l'incendio che nella notte di San Silvestro 2025 ha provocato la morte di 41 persone e il ferimento di altre 115.

L'iniziativa nasce con un obiettivo preciso: chiedere che nessuna struttura direttamente collegata alle persone attualmente indagate possa riaprire o riprendere la propria attività fino alla conclusione definitiva delle procedure giudiziarie.

«Non come se nulla fosse successo»

Nel testo si sottolinea come molte famiglie siano ancora alle prese con il lutto, mentre le inchieste penali e civili devono ancora chiarire cosa sia realmente accaduto e chi dovrà eventualmente risponderne. «Sapere che strutture legate alle persone indagate potrebbero riprendere le loro attività commerciali come se nulla fosse accaduto è insopportabile», si legge nella petizione.

«Presunzione d'innocenza, ma anche rispetto»

I promotori precisano di non chiedere condanne anticipate. «La presunzione di innocenza è un principio che rispettiamo», scrivono. Accanto a questo principio, però, ne richiamano un altro: quello della dignità delle vittime. «Anche la decenza è un principio. Anche il rispetto dei morti. Anche la discrezione davanti a 41 bare e 115 feriti».

L'appello alle autorità

La richiesta è rivolta alle autorità cantonali e federali, ai proprietari, ai locatori, ai partner commerciali e a tutti gli attori coinvolti, affinché qualsiasi riapertura di strutture direttamente riconducibili alle persone indagate venga sospesa fino alla conclusione definitiva dei procedimenti. «Le 41 vittime di Crans-Montana non sono un fatto di cronaca da voltare come una pagina», conclude il documento. «Sono vite. Hanno nomi. Hanno famiglie che continuano a lottare per conoscere la verità».

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