
Il prezzo fisso del libro non garantirà necessariamente la diversità e la qualità dell'offerta, hanno sostenuto oggi gli oppositori in una conferenza stampa a Berna. A loro modo di vedere, un cartello favorirà le grandi librerie, senza che i lettori e gli autori ne possano beneficiare. Nessuno contesta l'obiettivo della nuova legge in votazione l'11 marzo, ossia promuovere la diversità e la qualità del libro e garantire un vasto accesso alle opere nelle migliori condizioni. Tuttavia, le misure proposte non centrano il bersaglio, ha dichiarato Franziska Troesch-Schnyder, presidente dell'Associazione svizzero-tedesca dei consumatori kf. La Svizzera - ha detto - resterà l'"isola dei prezzi elevati", dato che non vi è motivo per credere che le grandi case editrici e gli importatori (80% del mercato) riducano i prezzi. È illusoria anche l'ipotesi che, attraverso il prezzo unico, un crescente numero di autori trovi una casa editrice disposta a pubblicare le loro opere. Infatti, gli editori trattano soltanto i libri che possono vendere. Gli oppositori contestano anche l'argomento della garanzia di una densa rete di piccoli librai. Il prezzo unico servirebbe soltanto ai più grandi, come Thalia o Payot, che appartengono a catene di distribuzione straniere. Basti pensare che in Germania, dal 2005, dei 6300 librai, 2500 hanno chiuso i battenti, nonostante il prezzo unico. In Francia, delle 2500 librerie indipendenti, 1000 dovrebbero scomparire nei prossimi cinque anni. ATS
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