
"Non ci sono stati ritardi nell'autorizzazione": la presidente di Swissmedic Christine Beerli si difende così in un'intervista alla "Basler Zeitung" contro chi accusa l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici di aver impiegato troppo tempo prima di dare il via libero al vaccino contro l'influenza A (H1N1). Nell'Unione europea già in maggio vi era stata la richiesta di autorizzazione del vaccino Pandemrix, in Svizzera invece solo in agosto. Swissmedic aveva semplicemente "più esami da fare", per questo ci è voluto più tempo. La situazione ci ha permesso "di prendere più tempo", ha affermato Beerli. La presidente di Swissmedic ammette che forse la situazione sarebbe stata diversa in caso di pandemia acuta. Non esclude che in caso di emergenza sia "pensabile" riallacciarsi per quanto riguarda le autorizzazioni a decisioni prese all'estero. Non deve però diventare "la norma, perché altrimenti non possiamo garantire la sicurezza e esercitare i controlli di mercato", ha aggiunto. Swissmedic vuole trattare con l'UE un accordo per una più stretta collaborazione. "In questo modo possiamo scambiarci le necessarie analisi per delle autorizzazioni", ha aggiunto. Per quanto riguarda i ritardi dei permessi, Beerli è consapevole che Swissmedic è sempre confrontata a critiche perché vi sono molti soldi in gioco. "Non vogliamo piacere a tutti, ma essere capiti e rispettati", ha concluso la presidente. ATS
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