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Svizzera
Preoccupazione per le prigioni ginevrine
Preoccupazione per le prigioni ginevrine
Preoccupazione per le prigioni ginevrine
Redazione
6 anni fa
Alcune associazioni denunciano uno stato di sovraffollamento e scarsa sanità

"Sovraffollamento, assenza di test, mancanza di materiale sanitario e sapone": diverse associazioni hanno espresso oggi preoccupazione riguardo alla "situazione allarmante" nelle prigioni ginevrine a causa dell'epidemia di coronavirus. La autorità respingono le critiche e assicurano che tutto viene fatto per rispettare le misure sanitarie.

I collettivi dell'Associazione dei giuristi progressisti, la Lega svizzera dei diritti umani e l'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) chiedono alle autorità di adottare misure.

Ma l'Ufficio cantonale della detenzione (OCD) ritiene che questa valutazione sia errata: "Non siamo confrontati con una carenza di scorte. Allo stesso modo, non c'è una lista d'attesa per i saponi che vengono forniti ai detenuti e che abbiamo a disposizione in quantità sufficiente", ha osservato Laurent Forestier, direttore delle comunicazioni dell'OCD.

Le associazioni chiedono in particolare la messa in libertà delle persone che abbiano scontato la metà della loro pena. Secondo l'OCD, ciò è di competenza del Tribunale per l'applicazione di pene e misure (TAPEM).

La prigione di Champ-Dollon soffre di sovraffollamento cronico. Ad oggi conta 608 detenuti per 398 posti. Secondo le associazioni questa situazione rende impossibile di seguire correttamente le raccomandazioni sanitarie. Una constatazione che non è condivisa dall'OCD che spiega di aver attualizzato il piano previsto in caso di epidemia.

Conformemente a quanto è stato deciso nel quadro del dispositivo cantonale d'organizzazione in caso di catastrofe e di situazioni eccezionali le autorità non rendono pubblici i dati sui contagi. Il servizio medico cantonale si è limitato a dire che le cure sono state fornite.

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