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Consiglio federale
Post Viola Amherd, Fabio Regazzi non si mette a disposizione
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
un anno fa
Ieri il presidente nazionale del Centro aveva aperto alla possibilità di candidare un ticinese, ma il consigliere agli Stati ci fa sapere di non essere interessato.

No, Fabio Regazzi non sarà della partita nella successione di Viola Amherd in Consiglio federale. "Sono coetaneo sia di Gerhard Pfister, sia di Viola Amherd: alla mia età devo pensare piuttosto a ridurre il carico di impegni che grava sulle mie spalle", dichiara il consigliere agli Stati, contattato da Ticinonews. "Qualcuno mi ha segnalato la possibilità di mettermi a disposizione. Ne sono lusingato, ma non ho ambizione di diventare consigliere federale. Sto bene dove sono e mi piace l'idea di continuare a fare ciò che faccio nella mia azienda e nell'Unione svizzera arti e mestieri".

Due ticinesi in governo? "Impresa quasi impossibile"

Ieri il presidente uscente del Centro Gerhard Pfister non aveva escluso a priori la possibilità di candidare un ticinese nel governo federale e questo nonostante nella stanza dei bottoni sieda già Ignazio Cassis. Regazzi ritiene tuttavia estremamente remota la possibilità di avere due consiglieri federali italofoni. "Forse c'era una sorta di 'messaggio subliminale' dietro alle parole di Pfister, ma bisogna essere realisti. Già il fatto di avere un ticinese in Consiglio federale non è un diritto acquisito, due credo sia un'impresa quasi impossibile".

"Dipartimento con tante sfide"

Negli ultimi giorni, uno dopo l'altro tutti i "papabili" della prima ora alla successione di Viola Amherd si sono chiamati fuori dalla corsa. Il senatore ticinese legge in queste rinunce un timore del grande carico di lavoro che attende un consigliere federale: "Non tutti sono disposti a sacrificare buona parte della loro vita privata". Inoltre, conclude Regazzi, "il Dipartimento in questione presenta diverse sfide, da non sottovalutare".