
Otto poliziotti friburghesi - che stavano inseguendo a Busto Arsizio (I), in civile e suddivisi in quattro veicoli, un uomo sospettato di reati patrimoniali - sono stati fermati e portati al comando dai carabinieri italiani. La vicenda potrebbe anche far sorridere se non avesse permesso all'indiziato di prendere la fuga.Lo sfortunato episodio è capitato mercoledì scorso. La sera stessa gli otto agenti sono rientrati a Friburgo non senza però aver dovuto provare la legalità della loro operazione. Non essendo in possesso delle autorizzazioni necessarie, i poliziotti elvetici hanno infatti avuto bisogno di parecchie ore per apportare le prove della loro inchiesta. Nel frattempo l'uomo sospettato ha potuto svignarsela.Il comandante della polizia cantonale friburghese Pierre Nidegger ha confermato alla Radio svizzera romanda l'informazione rivelata oggi dal quotidiano "La Liberté". Mettendo in risalto le condizioni difficili in cui si svolgevano le indagini, Nidegger ha sottolineato le circostanze sfavorevoli che hanno giocato un brutto tiro ai suoi uomini.Questi ultimi hanno infatti dovuto spostarsi rapidamente, in civile e con quattro veicoli, per seguire la loro "preda" sospettata da mesi di reati al patrimonio, ha precisato Nidegger. Sono partiti in maniera tanto spedita da non poter prendere con loro le autorizzazioni ricevute da Roma che avrebbero permesso loro di risolvere in pochi minuti l'equivoco con i carabinieri italiani. L'operazione si è in effetti svolta secondo le prescrizioni legali in vigore con l'accordo di Schengen, ha assicurato il comandante.All'origine della loro disavventura v'è però la biglietteria della stazione di Busto Arsizio. Mercoledì l'uomo, alle cui calcagna stavano gli agenti friburghesi, si è presentato allo sportello per comperare un biglietto del treno. Pochi istanti dopo, i poliziotti hanno chiesto informazioni alla bigliettaia sulla destinazione dell'uomo che li aveva preceduti. Sorpresa dal fatto che gli agenti si esprimessero in un cattivo italiano con accento straniero, la donna ha chiamato i carabinieri.Questi sono subito intervenuti e non hanno creduto per nulla alla versione degli otto svizzeri che si sono presentati loro con un amichevole "siamo colleghi". Alla fine, gli agenti hanno dovuto fare dietrofront e ritornare in Svizzera. L'iniziato invece ha potuto tranquillamente prendere la fuga.ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

