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Svizzera
Politica energetica: ricercatori per discussione pubblica
Redazione
19 anni fa

Le sfide energetiche non costituiscono una minaccia, bensì un'opportunità per la Svizzera di imporsi a livello internazionale. Per questo, il presidente delle Accademie svizzere delle scienze René Dändliker ha consegnato oggi all'Ufficio federale dell'energia una pubblicazione intitolata "Ripensare l'energia" redatta da 47 ricercatori attivi in diverse discipline. Scopo dell'operazione: incitare i responsabili dell'economia, dell'amministrazione, della politica e delle scienze a trattare attivamente e senza attendere i problemi dell'utilizzazione e della fornitura globale di energia. Il 10 gennaio a Berna, le Accademie svizzere delle scienze organizzeranno un dibattito pubblico. Il documento sottolinea che, se si vuole stabilizzare il clima, un rapido abbandono delle energie fossili è inevitabile. La pubblicazione contiene un riassunto dei principali fatti e tendenze, come pure le vie da seguire. Entro il 2100 occorre ridurre di sei volte le emissioni mondiali di CO2. Quest'obiettivo potrà essere raggiunto soltanto se il consumo di energie fossili diminuirà in Svizzera almeno del 2% all'anno, è stato affermato in una conferenza stampa oggi a Berna. Inoltre, non va dimenticato che in futuro la produzione mondiale di petrolio e gas naturale non basterà più a coprire una domanda che è in continua crescita. Per rispondere a queste sfide, si dovranno dunque incoraggiare massicciamente le fonti energetiche rinnovabili e migliorare nettamente il rendimento energetico. A frenare quest'evoluzione non sono tanto le possibilità tecniche, quanto le abitudini sociali e la mancanza d'incitamenti politici. Secondo i ricercatori, la Svizzera non ha nulla da perdere. Grazie alle sue conoscenze, ai prodotti high-tech, alla capacità d'innovazione e ai suoi istituti di formazione, il nostro paese eserciterà un influsso considerevole sulle persone che, in futuro, saranno chiamate a prendere decisioni nei paesi industrializzati ed emergenti. ATS

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