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Svizzera
Politica comunale: sempre più marginale ruolo dei partiti
Redazione
17 anni fa

Nelle piccole realtà locali il ruolo dei partiti politici diventa sempre più marginale. Uno studio svolto dall'Istituto di sociologia dell'Università di Zurigo, non lascia adito a dubbi: infatti circa la metà dei 15'500 membri degli esecutivi comunali non fanno capo a nessuna formazione politica. I politici indipendenti non respingono di per sé l'idea dell'appartenenza partitica, affermano i ricercatori zurighesi, che per la prima volta hanno interrogato l'insieme dei municipali svizzeri con la collaborazione dell'"Institut de hautes etudes en administration publique" (IDHEAP) di Losanna e del "Kompetenzzentrum für Public Management" (KPM) dell'Università di Berna. Spesso però non hanno altra scelta. Nelle loro località di residenza i partiti cui potrebbero fare riferimento non esistono nemmeno. La pubblicazione online dell'università zurighese "UZH news" cita il caso di Trimstein, comune bernese di 500 abitanti, dove è presente un solo partito, l'Unione democratica di centro. Sei dei sette membri dell'esecutivo locale sono "autonomi" e anche l'UDC incontra sempre più difficoltà a reperire candidati disposti a scendere in campo e a presentarsi al giudizio degli elettori. Il fenomeno della apartiticità è diffuso soprattutto nelle piccole località. Urs Meuli, che ha diretto l'inchiesta, è giunto alla conclusione che nei comuni con meno di mille abitanti i partiti sono oggi praticamente insignificanti. I municipali indipendenti non mettono in dubbio l'utilità dei raggruppamenti partitici e il 70% di loro affermano persino di potersi identificare in uno dei partiti governativi. Ma la non appartenenza ad alcuna formazione non costituisce necessariamente un ostacolo, anzi! Il 96% ha indicato che l'attività politica comunale funziona altrettanto bene. Gli apartitici sono poi convinti che i partiti eccedono in dispute e conflitti, invece di risolvere i problemi concreti. Sono quindi allergici agli scontri ideologici e si riconoscono nelle posizioni politiche di centro in misura maggiore rispetto agli affiliati a una formazione ben specifica. La crisi dei partiti sul piano comunale, secondo Meuli, ha avuto inizio negli anni Ottanta e ha subito un'accelerazione con il mutare dei comportamenti sociali. A differenza di allora i cittadini sono oggi molto più mobili, flessibili e individualisti. La carriera politica tradizionale non interessa più, mentre prioritario è diventato l'impegno - limitato nel tempo - a favore di obiettivi ben precisi, quali ad esempio l'introduzione del limite di velocità di 30 km/h negli abitati. Trovare candidati, affiliati o no a un partito, disposti ad assumersi responsabilità sul lungo periodo, è diventato un compito sempre più arduo. ATS

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