
La ripartizione equa delle quattro lingue nazionali all'interno dell'amministrazione federale rimane una pia illusione. La sovrarappresentanza del tedesco è particolarmente flagrante tra i quadri e i testi di legge sono quasi tutti redatti nella lingua di Goethe. È quanto emerge da uno studio condotto dall'Alta Scuola specializzata del Nord-Ovest della Svizzera, nell'ambito del programma nazionale di ricerca "Diversità delle lingue e competenze linguistiche in Svizzera" (PNR 56), a cui hanno partecipato pure ricercatori dell'Università di Losanna. Tra il 2001 e il 2008, il 72,7% dei dipendenti dell'amministrazione federale provenivano dalla Svizzera tedesca. I romandi erano rappresentati negli uffici di Berna nella misura del 20,3%, mentre i collaboratori italofoni e romanci costituivano rispettivamente il 6,7% e lo 0,3%. Queste cifre danno l'impressione di una ripartizione dei gruppi linguistici proporzionale alla loro importanza numerica tra la popolazione elvetica, ha indicato all'ATS il professor Daniel Kübler, responsabile dello studio. Tuttavia se si osservano i dati più nel dettaglio, ne scaturisce un quadro ben diverso. Gli Svizzeri di lingua tedesca sono infatti sovrarappresentati in taluni dipartimenti. In quello della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) costituivano l'82% degli impiegati tra il 2001 e il 2008. Nello stesso periodo, l'80% dei dipendenti del Dipartimento degli affari esteri (DFAE) erano Svizzero-tedeschi. I dipartimenti più rispettosi di un'equa ripartizione linguistica risultavano quelli di giustizia e polizia (DFGP) e dell'interno (DFI), con percentuali tra il 68% e il 70%. Nelle funzioni dirigenti, le disparità sono ancora più importanti e il fatto di appartenere ad una minoranza linguistica riduce fortemente le possibilità di carriera. La lingua materna di un superiore influenza infatti la scelta dei suoi subordinati: negli uffici federali in cui i quadri francofoni sono ben rappresentati si ha una percentuale maggiore di collaboratori che si esprimono nella lingua di Molière, rileva lo studio. Ma, secondo il professor Kübler, ciò non basta. L'uso delle lingue latine è infatti insufficiente tra i membri dell'amministrazione. Inoltre le leggi - salvo rare eccezioni - sono redatte dapprima in tedesco. Il francese e l'italiano sono utilizzati soltanto quando i testi trattano di oggetti meno importanti, il che ostacola pure la partecipazione dei latini all'elaborazione della legge. I ricercatori hanno pure osservato da vicino il lavoro quotidiano di due uffici federali - di cui non si fa il nome - durante tre mesi. Sono quindi arrivati alla conclusione che occorre una "massa critica" di appartenenti a un gruppo linguistico minoritario, affinché tale lingua sia utilizzata. Le attitudini linguistiche degli Svizzero-tedeschi rivestono pure un ruolo rilevante. Se sono elevate, le lingue minoritarie sono maggiormente parlate all'interno dei singoli uffici. È dunque importante che nella scelta dei collaboratori si premino coloro che padroneggiano le varie lingue nazionali, sottolinea Kübler. Le raccomandazioni del professore e del suo "team" di ricerca vanno oltre. Auspicano infatti che il Consiglio federale attui misure vincolanti per porre fine alle diseguaglianze linguistiche presenti da troppo tempo nell'amministrazione federale. Secondo Kübler, la nuova legge sulle lingue che entrerà in vigore nel 2010, consentirà un tale cambiamento. Il governo potrebbe ad esempio imporre delle scadenze da rispettare ai vari dipartimenti. È infine interessante constatare come lo studio condotto dal professor Kübler contraddica il rapporto pubblicato soltanto la scorsa settimana dall'Ufficio federale del personale, secondo cui la ripartizione delle lingue nazionali all'interno dell'amministrazione è rimasta stabile tra il 2004 e il 2008. Per il governo, gli obiettivi di un'equa rappresentanza linguistica sarebbero pertanto stati "ampiamente raggiunti". ATS
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