
Nella prima metà del 2021 hanno perso la vita sulle strade svizzere 86 persone, 227 nell’intero 2020. Quest’ultimo è un dato in controtendenza rispetto al trend in discesa degli ultimi anni. Per l’Ufficio federale delle strade questo numero è troppo alto ed entro il 2030 l’obiettivo è di scendere sotto i 100 decessi e i 2500 feriti gravi all’anno.
Una meta condivisa anche dall’Ufficio prevenzione infortuni(UPI) che oggi ha manifestato il proprio sostegno agli obiettivi dell’USTRA: “per poterli raggiungere – si legge in una nota dell’UPI - la politica dovrà dare la massima priorità alla sicurezza stradale e considerare i nuovi problemi di sicurezza legati all’evoluzione della società.
Un impegno su più livelli
L’automatizzazione avanza, crescono le nuove modalità di spostamento, mentre la popolazione invecchia. “Il traffico è caratterizzato in misura crescente da fattori quali densità, diversità, digitalizzazione e demografia. Per poter raggiungere l’obiettivo dell’USTRA sono necessari una strategia globale, un programma d’azione su vasta scala con misure preventive mirate e un approccio basato su dati. Occorre inoltre prestare particolare attenzione alle strade urbane. Oltre all’impegno della Confederazione è quindi richiesto quello di città, comuni e cantoni”.
La politica dei 30 km/h
Per ridurre gli incidenti gravi, l’UPI propone di aumentare le zone a 30 km/h e prendere decisioni forse scomode ma coraggiose. “Sarà indispensabile una misura politica: si dovranno creare più limiti di velocità di 30 km/h negli abitati ma anche lungo le arterie principali sulle quali andrà però mantenuto il diritto di precedenza. A tal fine occorrerà ridurre gli ostacoli giuridici. Solo così i limiti di velocità di 30 km/h potranno diventare la nuova norma”.
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