Più soldi per educazione e ricerca
L’obiettivo del credito è permettere alla Svizzera di mantenere la sua posizione spicco in questi settore.
Redazione
Più soldi per educazione e ricerca

Il Consiglio nazionale ha proseguito e terminato oggi il dibattito sui fondi da destinare a educazione, ricerca e innovazione nei prossimi quattro anni, interrotto settimana scorsa. Il budget, al quale sono state fatte aggiunte per oltre 53 milioni rispetto a quanto deciso dagli Stati, supera i 28 miliardi di franchi.

L’obiettivo del credito, già nelle intenzioni iniziali del Consiglio federale di due miliardi più consistente in confronto a quello per il periodo 2017-20, è permettere alla Svizzera di mantenere la sua posizione spicco in questi settori. Fra le principali sfide da affrontare, la svolta digitale. A livello di cifre nude e crude, il governo aveva chiesto 27,9 miliardi, tesoretto al quale gli Stati, in giugno, avevano aggiunto 188 milioni. La Camera del popolo si è ora mostrata ancora più generosa, sbloccando ulteriori 53,4 milioni.

Oggi, alla ripresa dei lavori dopo lo stop di una settimana fa, il Nazionale ha optato per indirizzare 12 milioni addizionali verso le strutture di ricerca di importanza nazionale. In particolare, queste risorse supplementari saranno destinate al Centro di competenza svizzero 3R per promuovere metodi sostitutivi alla sperimentazione animale. Sommando anche il rialzo di 39 milioni decretato dagli Stati, il totale dei fondi destinato a queste attività raggiunge i 469 milioni.

In generale, il Nazionale ha comunque seguito l’altro ramo del Parlamento, bocciando gli aumenti proposti dalla sinistra e le riduzioni perorate dalla destra. Unione di intesa fra le due Camere anche per quanto riguarda la revoca del blocco dei crediti, contro la quale si è battuta l’UDC. La settimana scorsa il plenum aveva già deciso di allargare i cordoni della borsa concedendo 41,4 milioni aggiuntivi rispetto agli Stati. Una somma di 20,4 milioni è finita al settore della formazione professionale, portando il totale a 254,6 milioni, mentre le organizzazioni attive nel campo della formazione continua e i Cantoni ne riceveranno altri 6 (59,5 milioni complessivi). Inoltre, i Politecnici federali (PF) beneficeranno di ulteriori 15 milioni di franchi, da destinare al potenziamento dell’insegnamento e della ricerca nel campo dello sviluppo sostenibile.

Proprio ai PF è destinata la maggior parte delle risorse finanziarie, ovvero globalmente circa 10,8 miliardi. Fette importanti della torta vanno anche alla promozione delle altre alte scuole nell’ambito della Legge sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero, agli istituti di ricerca nell’ambito della Legge sulla promozione della ricerca e dell’innovazione (ad esempio attraverso il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica o le Accademie delle scienze) e alla formazione professionale. Sono stati poi approvati tacitamente due postulati. Il primo chiede di assegnare i 28 milioni supplementari votati dagli Stati all’insieme delle strutture di ricerca e non solo ai centri di competenze tecnologiche. Il secondo domanda al governo di presentare un piano d’azione per associarsi ai programmi internazionali in materia di cooperazione e mobilità legati a Erasmus+.

Su quest’ultimo punto, il governo, rappresentato in aula dal consigliere federale Guy Parmelin, si è detto d’accordo. Il responsabile del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha ricordato che l’esecutivo ha promesso di presentare in autunno un’analisi dettagliata costi/benefici dell’eventuale partecipazione a tali programmi. Una decisione dovrebbe in seguito cadere entro la fine dell’anno. Il dossier fa ora ritorno al Consiglio degli Stati.

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