
Basta con i bambini in divisa, usati come carne da macello e sfruttati sessualmente. Questo il grido d'allarme lanciato oggi a Berna dall'ambasciatore Claude Wild, direttore della divisione Sicurezza umana del Dipartimento federale degli affari esteri, secondo cui è tempo d'agire per arginare la piaga dei bambini-soldato che coinvolge da 250 a 300 mila minori nel mondo tra i 7 e i 17 anni. Alla vigilia della conferenza annuale della Divisione Sicurezza umana che verterà su questa tema, Wild ha sottolineato la volontà della Confederazione di rafforzare la lotta a questo fenomeno che coinvolge migliaia di ragazzi privati della loro infanzia, arruolati a forza negli eserciti come combattenti, spie, aiutanti e, specie per la ragazze, sfruttati sessualmente. A tale riguardo, il diplomatico ha sottolineato che il 40% dei bambini-soldato è composto da bambine o ragazze. Per questo il DFAE intende impegnarsi maggiormente per sradicare questo fenomeno, in ossequio ai desideri del ministro degli esteri Didier Burkhalter, che ha posto al centro del suo anno presidenziale proprio la protezione della gioventù. Sforzi dovranno essere compiuti assieme ad altri Stati affinché i gruppi armati rispettino il diritto internazionale umanitario come anche il divieto di reclutare giovani sotto i 18 anni. La Svizzera intende anche lottare contro l'impunità di cui godono coloro che violano simili disposizioni internazionali. La Confederazione intende anche attivarsi sul fronte del recupero alla vita civile gli ex bambini-soldato, ha spiegato Wild, per ridare ai giovani quell'infanzia che non hanno mai avuto.
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