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Svizzera
Più di 2 milioni di morti nel mondo
Redazione
6 anni fa

La pandemia da coronavirus supera la soglia dei due milioni di morti nel mondo e doppia così il numero di vittime provocate negli anni ‘50 dall’asiatica e dieci anni dopo dall’influenza di Hong Kong, che provocarono ciascuna la morte di circa un milione di persone. Il Covid-19 rimane tuttavia ancora molto distante dalle dimensioni dell’influenza spagnola, che fece circa 50 milioni di morti subito dopo la Grande guerra. Il nuovo triste record segnato dal Covid è tuttavia destinato ancora a peggiorare se la pandemia continua ad accelerare nel mondo: questa settimana i nuovi casi sono cresciuti del 10% rispetto ai sette giorni precedenti.

A testimoniare la progressione quasi militare del virus è la stessa conta dei morti: la soglia di un milione di decessi era stata superata lo scorso 29 settembre, vale a dire che in poco più di tre mesi e mezzo sono morte tante persone quante nei sei mesi precedenti. E nello stesso periodo sono stati rilevati circa 60 milioni di nuovi casi. In alcuni luoghi va peggio che altrove: a Los Angeles ad esempio ormai una persona su tre è stata contagiata dal Covid dall’inizio della pandemia e secondo i dati della contea una persona muore per il virus ogni sei minuti. In Spagna l’aumento dei casi è stato del 94% in una settimana, il dato peggiore d’Europa e il secondo al mondo dopo quello dello Zambia.

Preoccupante le varianti, ora c’è anche quella brasiliana

A preoccupare sono in questo momento soprattutto le nuove mutazioni del virus che apparentemente lo rendono più facilmente trasmissibile, con il timore che ulteriori variazioni - ma è ancora soltanto una possibilità - finiscano per rendere meno efficaci i vaccini. In particolare la variante cosiddetta ‘brasiliana’ del Covid allarma non poco gli scienziati britannici e di altri Paesi, perché considerata potenzialmente più contagiosa di qualsiasi altra mutazione individuata finora. Al punto che anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto uno sforzo globale per espandere il sequenziamento e la condivisione dei dati sulle nuove varianti e una maggiore collaborazione scientifica per affrontare le incognite.

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