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Svizzera
Più controlli in cucina che in sala operatoria
Redazione
12 anni fa
Ogni anno 70'000 persone vengono infettate da germi patogeni negli ospedali svizzeri. In molti Cantoni vi sarebbero gravi carenze nei controlli, secondo comparis.ch

In Svizzera le cucine dei ristoranti sono soggette a controlli più severi delle sale operatorie. Questo è il quadro che mette in luce comparis.ch.

Il servizio di confronto internet e il forum dei consumatori kf hanno interrogato i Cantoni in merito alle infezioni negli ospedali e alla loro responsabilità in quanto organi sanitari di sorveglianza. Soltanto 6 Cantoni effettuano regolarmente controlli sul posto e solo Basilea Città stabilisce valori limite. Nessun Cantone ha voluto o è stato in grado di citare sanzioni reali, anche se, secondo l’opinione di esperti, tramite un’igiene adeguata ogni anno si potrebbero evitare 600 casi di decesso.

Sono infatti 70’000 ogni anno le persone che in Svizzera vengono infettate da germi patogeni durante una degenza ospedaliera. Questa cifra corrisponde circa all’intera popolazione della città di Lucerna: 2000 di questi muoiono, secondo la stima dell’associazione di medici Swissnoso. Gli esperti sostengono che più di un caso su tre potrebbe essere evitato. Ciò significa che, grazie a una migliore igiene, si potrebbero impedire 20’000 infezioni e 600 decessi. I decessi annuali dovuti a infezioni evitabili sono quasi il doppio di quelli causati da incidenti stradali (339) e un numero esorbitante in proporzione alle morti per Aids (57).

Secondo le informazioni sei Cantoni rinunciano a effettuare controlli in loco sull’igiene negli ospedali: Glarona, Soletta, Obvaldo, Giura, Uri e Vallese. Soltanto sei Cantoni dichiarano in modo esplicito di eseguire verifiche regolari sul posto: Berna, Grigioni, Lucerna, Nidvaldo, Svitto e Zurigo. Controlli a scadenza irregolare vengono condotti sul luogo in quattro Cantoni: nei Cantoni San Gallo e Turgovia "in caso di necessità", a Basilea Campagna "raramente" e "se motivati", mentre a Basilea Città finora è stato condotto un unico controllo direttamente sul posto. I restanti 10 Cantoni, tra cui il Ticino, non hanno fornito informazioni in merito.

La direzione sanitaria di Uri ha giustificato la propria rinuncia ai controlli per iscritto affermando: "Nel Cantone Uri, che conta soltanto un ospedale e numerosi contatti personali (quasi tutti si conoscono tra loro), una cultura della diffidenza sarebbe solo controproducente". E ha poi aggiunto: "Possiamo contare su dati affidabili dell’ospedale cantonale". Nel caso di una concentrazione di germi eccessiva sarebbero presi in considerazione eventuali provvedimenti. "Finora non si è presentato alcun motivo per pianificare misure".

L'esperto Felix Schneuwly commenta: "Fare completo affidamento sugli ospedali per i controlli e verificare i dati da loro trasmessi senza muoversi dalla poltrona del proprio ufficio è una negligenza bella e buona. Si tratta pur sempre di vite umane". Secondo Schneuwly è anche criticabile che i Cantoni non forniscano dati su sanzioni concrete: "Così si resta all’oscuro delle misure di intervento adottate in caso di alti tassi d’infezione".

Basilea Città è l’unico Cantone a citare "valori limite definiti a livello cantonale". Il Cantone Argovia, ad esempio, indica un motivo per cui questi valori non sono definiti: "A causa dell’esigua area territoriale, la determinazione di valori limite a livello cantonale ha uno spettro troppo ridotto e necessita innanzitutto di una base di dati confrontabile su scala nazionale". Inoltre, emergono differenze anche nella documentazione dei tassi di infezione. Nel Cantone Basilea Città, dopo un primo controllo, i dati sono pubblicati e in caso di "valori estremi" viene indetta una riunione. A Zurigo i risultati e i tassi di infezione vengono resi pubblici nel rapporto annuale sull’assistenza sanitaria. Il Cantone San Gallo, invece, non è ad esempio a conoscenza dei tassi d’infezione dei singoli ospedali: "Registrare nel dettaglio tutte le infezioni che insorgono in ospedale è praticamente impossibile oppure è possibile soltanto con un enorme impiego di personale".

L’esperto Schneuwly riassume i dati del sondaggio con queste parole: "A quanto pare mancano valori limite e direttive di controllo a livello cantonale o nazionale. Senza valori soglia e standard di igiene per i singoli processi terapeutici è impossibile proteggere i pazienti in modo adeguato quando i tassi d’infezione sono troppo elevati. Non è necessario introdurre nuove leggi, ma il maggior numero dei cantoni è tenuto ad assumersi le proprie responsabilità, in modo che i pazienti possano sentirsi al sicuro negli ospedali. Oltre ai controlli anche i tassi di infezione dovrebbero essere resi noti in piena trasparenza in modo che i pazienti siano a conoscenza dei vari rischi al momento di scegliere l’ospedale. I cantoni potrebbero obbligare medici e ospedali alla trasparenza, ponendola come condizione per le autorizzazioni".

Per la presidente del forum dei consumatori, Babette Sigg Frank, i risultati sono "estremamente allarmanti". La Confederazione ha il dovere di impartire direttive. "Non è ammissibile che durante una degenza in ospedale i pazienti si ammalino seriamente a causa di mancanza d’igiene" prosegue.

Per quanto riguarda i controlli da parte dei cantoni, il presidente della Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità Carlo Conti non vede invece la necessità di un intervento. Ai microfoni di «Kassensturz» sulla SRF dice: "Un organo di controllo non è tenuto a verificare nuovamente ciò che è già stato fatto dagli uffici competenti (in ospedale), ma deve verificare che il lavoro sia stato effettivamente svolto e nel modo corretto". Conti conclude: "Tirando le somme, quindi, la responsabilità è degli ospedali".

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