
Più contratti collettivi di lavoro (CCL) per proteggere i lavoratori dai bassi salari e un ripensamento del progetto Previdenza 2020 del Consiglio federale che rafforzi l'AVS piuttosto che la previdenza professionale. Queste le rivendicazioni principali dell'Unione sindacale svizzera (USS) per il 2014 presentate oggi nel corso della tradizionale conferenza stampa annuale. Preoccupati per la situazione economica e sociale in Svizzera, i sindacati hanno ribadito la necessità di un salario minimo di 22 franchi l'ora per i rami economici non coperti da un CCL. Per assicurare il futuro benessere del Paese, i sindacati chiedono ai cantoni maggiori investimenti nella formazione, nelle infrastrutture e nel sistema sanitario. Circa quest'ultimo punto, l'USS se la prende con i ribassi fiscali concessi a privati, ma soprattutto alle aziende. Simili tagli, seguiti dall'adozione di misure di risparmio, impediscono investimenti nel settore pubblico, secondo i rappresentanti dei lavoratori. Stando a una nota odierna dell'USS, la disoccupazione in Svizzera sta aumentando soprattutto a causa dell'apprezzamento del franco e, se non si fa nulla, il tasso di senza lavoro potrebbe superare quello in atto in Germania. L'USS vorrebbe accrescere la quota dei lavoratori coperti da CCL - che prevedono regole vincolanti relative ai salari e alle condizioni di lavoro - portandola dall'attuale 50% al 60%. Nella intenzioni dei sindacati, inoltre, la Confederazione dovrebbe abbassare le condizioni per poter imporre l'obbligatorietà generale di un CCL, affinché il suo campo di applicazione venga esteso a tutti i lavoratori e ai datori di lavoro di un determinato ramo economico.
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