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Svizzera
Piazza finanziaria: il dibattito si infervora, proposte richieste
Redazione
13 anni fa

Si infervora il dibattito sulla fiscalità e le ripercussioni sulla piazza finanziaria elvetica dopo la bocciatura in parlamento della "Lex Usa": chi chiede al Consiglio federale di agire rapidamente, chi propone un metodo che sappia prevenire sul nascere i rischi al sistema bancario, chi critica tale sistema. Il procuratore della Confederazione Michael Lauber, in un'intervista alla "SonntagsZeitung", propone di istituire una centrale di allarme capace di far emergere per tempo la vulnerabilità della piazza finanziaria elvetica. Tale centrale sarebbe al servizio di Consiglio federale, Parlamento e istituti finanziari, e dovrebbe avere un ruolo "elevato" nell'amministrazione, oltre ad essere indipendente. Secondo Lauber, non dovrebbe però avere potere decisionale, ma soltanto "fornire analisi di alta qualità": una sorta di "Financial Intelligence" chiaramente separata dai servizi segreti. Il procuratore aggiunge di non temere un accavallamento e conseguenti contrasti tra una simile centrale e l'autorità di sorveglianza dei mercati finanziari (FINMA). Quest'ultima è incaricata delle sanzioni, mentre la centrale dovrebbe rilevare e segnalare per tempo episodi a rischio, prima che essi si verifichino. Il presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB), Patrick Odier chiede al governo di agire con rapidità per risolvere il conflitto fiscale con Washington. La riconsegna della "patata bollente" nelle mani dell'esecutivo dovrebbe permettere di regolare la vertenza, ha confidato in un'intervista a "Le Matin Dimanche". "La sicurezza giuridica per gli impiegati di banca, la clientela e l'insieme della piazza finanziaria deve essere ristabilita al più presto", ha detto ancora Odier alla trasmissione "Samstagsrundschau" della radio SRF1. La consigliera federale e ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha già annunciato la volontà governativa di partecipare attivamente in seno all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) all'elaborazione di norme per lo scambio automatico delle informazioni. "È un primo passo importante", ha commentato Pascal Saint-Amans, direttore dell'amministrazione fiscale della stessa OCSE al domenicale "NZZ am Sonntag". A suo parere tuttavia la Svizzera si muove con ritardo: se avesse proposto tre anni fa lo scambio automatico, chiedendo altresì di trovare una soluzione per gli averi non tassati in passato, avrebbe incontrato l'approvazione di altri paesi. Oggi tutte le nazioni importanti praticano lo scambio automatico o sono a favore - secondo Saint-Amans -; la Svizzera non potrà quindi pensare di ottenere regali per quanto attiene al passato. Dello stesso parere il commissario europeo alla fiscalità Algirdas Semeta. Il direttore generale della banca Raiffeisen, Pierin Vincenz, ritiene da parte sua che Berna debba negoziare sullo scambio automatico non soltanto con l'OCSE, ma anche con l'Unione europea. "Dobbiamo risanare il passato con gli Stati dell'UE; ne avremo grandi facilitazioni in futuro", ha dichiarato al "SonntagsBlick". Non la pensa così il professore ed esperto di finanza Martin Janssen, secondo cui la Svizzera non deve entrare in discussioni con l'UE sullo scambio automatico di informazioni, ma deve farlo unicamente con l'OCSE. "Non avrebbe alcun senso discutere con Bruxelles dal momento che altre piazze finanziarie quali quella americana non l'applicano ancora", ha detto al quotidiano "Le Temps". Da segnalare infine le dichiarazioni del presidente di Swissmem (associazione mantello dell'industria delle macchine), Hans Hess, il quale chiede l'abbandono del segreto bancario. "La finanza deve adeguarsi alle regole internazionali; la Svizzera soffre, il segreto va soppresso", ha detto al domenicale "Schweiz am Sonntag", non lesinando aspre critiche alle banche, le quali se vogliono sopravvivere devono a

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