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Macron denuncia la «concorrenza» degli Stati Uniti
©GIAN EHRENZELLER
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Secondo fonti diplomatiche, il presidente ucraino «non arriverà oggi» a Davos - Atteso domani Donald Trump – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
40 minuti fa
Colloqui tra USA e Cina su dazi e commercio

Il segretario del Tesoro Usa Scott Bessent ha incontrato a Davos He Lifeng, vice premier della Cina considerato lo 'zar economico' e il principale negoziatore per il commercio estero.

«Ho incontrato la mia controparte cinese qui a Davos - ha detto Bessent alla Cnbc riferendosi al negoziato già svolto fra i due durante i mesi passati di tensioni commerciali che avevano portato a dazi reciproci oltre il 100% - hanno fatto tutto quello che avevano detto avrebbero fatto».

Bessent ha tuttavia suggerito che la Cina «compri un po' di più» dagli Usa, perché il presidente Trump solleva sempre quest'argomento ogni volta che incontra il presidente cinese Xi Jinping.

un'ora fa
Macron denuncia «la concorrenza» degli Stati Uniti

Emmanuel Macron, nel suo intervento oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), ha denunciato «la concorrenza» degli Stati Uniti, che «chiedono massime concessioni e apertamente mirano ad indebolire e subordinare l'Europa». Il presidente francese ha criticato «l'accumulazione di nuovi territori» e condannato qualsiasi «nuovo approccio coloniale», invitando la Francia e la Ue a rafforzare la propria sovranità e autonomia, sostenendo un multilateralismo efficace.

Macron nel suo discorso ha denunciato «nuovi dazi inaccettabili» da parte degli Stati Uniti che «chiedono massime concessioni», sottolineando come essi siano inaccettabili «soprattutto quando usati come mezzo di pressione», con quello che suona come un riferimento al braccio di ferro sulla Groenlandia.

L'Europa dispone di strumenti «molto potenti» in materia commerciale e deve «utilizzarli» quando «non viene rispettata», ha detto poi Macron riferendosi allo Strumento anticoercizione. «Nell'attuale situazione di mancanza di rispetto per le regole globali e per condizioni di parità, si tratta di uno strumento potente e l'Europa non dovrebbe esitare a usarlo», ha sottolineato.

«La Francia e l'Europa - ha poi continuato il presidente francese - danno grande importanza alla sovranità e all'indipendenza» oltre che alle regole del diritto internazionale: «È per questo che abbiamo deciso il dispiegamento di nostre forze in Groenlandia», ha detto.

«Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove solo la legge del più forte sembra contare», ha sottolineato Macron che ha messo in guardia contro la normalizzazione dei conflitti, che ora sono ibridi e si estendono a molteplici ambiti.

«L'Europa deve difendere il multilateralismo, che serve i nostri interessi e gli interessi di tutti coloro che si rifiutano di sottomettersi alla forza bruta», ha detto il capo dell'Eliseo. Per raggiungere questo obiettivo, «abbiamo bisogno, da un lato, di maggiore sovranità, maggiore autonomia per gli europei e, dall'altro, di un multilateralismo efficace che produca risultati attraverso la cooperazione».

Macron ha auspicato «soluzioni collaborative» e un «dialogo cooperativo», citando come esempi proprio la missione europea in Groenlandia intrapresa da diversi paesi europei in risposta alle minacce di Donald Trump, nonché le discussioni in seno al G7.

Macron ha poi sottolineato la necessità di sviluppare l'Unione europea dei mercati dei capitali per consentire agli europei di investire una quota maggiore dei propri risparmi nell'innovazione in Europa. «Abbiamo risparmi in Europa, più che negli Stati Uniti, ma troppi di questi vengono investiti al di fuori dell'Unione», ha sottolineato, chiedendo anche di «semplificare» le regole e rafforzare il mercato unico per sostenere l'innovazione e la crescita.

L'Europa - ha detto - deve affrontare la sua mancanza di crescita basandosi su tre pilastri di sovranità: protezione, semplificazione e investimenti. Deplorando il ritardo della competitività europea rispetto a quella degli Stati Uniti, ha ritenuto gli europei «troppo ingenui» di fronte a mercati chiusi o protetti. Ha quindi chiesto maggiore realismo e ha annunciato la sua intenzione, insieme alla Commissione UE, di gettare le basi per una «preferenza europea» per proteggere l'industria del vecchio continente.

Il presidente francese proprio in apertura del suo discorso al WEF non ha risparmiato una stoccata a Trump, che in più occasioni ha ricordato come dal suo ritorno alla Casa Bianca otto guerre si sono chiuse.

«Questo è un periodo di pace, stabilità e prevedibilità», ha ironizzato Macron, che indossa gli ormai consueti occhiali da sole specchiati a causa di un piccolo problema alla vista. Poi il capo dell'Eliseo ha fatto riferimento alle guerre nel mondo e, rivolgendosi a Trump, ha dichiarato di aver «sentito che alcune di loro sono state risolte».

Ieri Trump, in una lettera al primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, si è lamentato perché il suo Paese «ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato otto guerre».

3 ore fa
«L'IA ha il potenziale di aumentare notevolmente il prodotto interno lordo svizzero»

L'intelligenza artificiale (IA) ha il potenziale di aumentare notevolmente il prodotto interno lordo (Pil) svizzero: è quanto emerge da uno studio presentato oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

La ricerca - realizzata dalla società di consulenza Implement Consulting Group e commissionata dal colosso informatico americano Google nonché da Digitalswitzerland, organizzazione che promuove la digitalizzazione del paese - stima che l'adozione diffusa dell'IA potrebbe portare a un incremento dell'11% del Pil svizzero nell'arco di un decennio, pari a 80-85 miliardi di franchi.

L'analisi si focalizza sul contributo specifico nei processi di ricerca e sviluppo (R&S), dove l’IA potrebbe aumentare l'efficienza del 10-20%, con un potenziale di 15 miliardi all'anno entro il 2034. Le opportunità si articolano su tre dimensioni chiave: la prima è l'utilizzo dell'IA per accelerare l'innovazione nella ricerca scientifica e industriale; la seconda è la produzione di tecnologia IA stessa; la terza, cruciale, è la commercializzazione delle innovazioni attraverso aziende digitali. La capacità della Svizzera di far crescere queste imprese sarà determinante per sfruttare appieno il potenziale.

«L'IA può spingere significativamente i processi di R&S», afferma Christine Antlanger-Winter, direttrice di Google Svizzera, citata in un comunicato. «Per rimanere competitivi e garantire che i benefici dell'intelligenza artificiale raggiungano tutta la popolazione, dobbiamo cogliere queste opportunità in modo coraggioso e responsabile».

Da parte sua Franziska Barmettler, CEO di Digitalswitzerland, sottolinea l'importanza di far arrivare i vantaggi dell'IA alle piccole e medie imprese, come pure alle industrie tradizionali: per questo l'associazione ha promosso uno specifico piano d'azione svizzero per l'IA. Per finire, Hvidt Thelle di Implement Consulting evidenzia come il potenziale delle nuove tecnologie sia massimo in settori ad alta intensità di ricerca come la farmaceutica, con un impatto atteso sul Pil elvetico superiore a quello medio Ue.

4 ore fa
«La Svizzera deve mantenere e consolidare le relazioni con Pechino»

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato stamani al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) il vicepremier cinese He Lifeng. Per il ministro elvetico dell'economia è fondamentale: la Svizzera deve mantenere e consolidare le relazioni con Pechino.

Si è trattato di «uno scambio importante», ha scritto su X il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Il post è stato corredato da alcune foto che hanno immortalato il colloquio odierno con la delegazione cinese.

He Lifeng è una figura chiave all'interno del governo cinese, considerato lo «zar economico» del Dragone e il principale negoziatore per il commercio estero.

Venerdì Parmelin, durante il suo intervento al tradizionale incontro della sezione UDC zurighese all'Albisgüetli, aveva sottolineato l'importanza di ottimizzare l'attuale accordo commerciale con Pechino. Nel migliore dei casi, i negoziati potrebbero concludersi già quest'anno e il nuovo accordo di libero scambio potrebbe essere pronto per essere siglato.

Nel corso dell'incontro del suo partito, il consigliere federale vodese aveva inoltre affermato che la Confederazione deve mantenere relazioni il più possibile buone con tutti i principali partner commerciali. Il futuro della Svizzera dipende dalla diversificazione dei suoi mercati, aveva ribadito.

Nel suo intervento a Davos, oggi He Lifeng ha difeso il libero scambio e la globalizzazione, attaccando i dazi e le guerre commerciali. «I dazi e le guerre commerciali non hanno vincitori», ha affermato il vicepremier cinese, elogiando i benefici del «libero commercio e della globalizzazione economica» e avvertendo che il sistema commerciale globale affronta «la sua sfida più grande degli ultimi anni».

«Gli atti unilaterali e gli accordi commerciali di alcuni Paesi violano chiaramente i principi fondamentali e le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio», ha aggiunto, mettendo in guardia contro il rischio di un ritorno alla «legge della giungla, in cui i forti intimidiscono i deboli».

He Lifeng ha poi respinto le critiche sul surplus commerciale cinese, sostenendo che Pechino vuole essere non solo «la fabbrica del mondo», ma anche «il mercato del mondo». «Ma quando la Cina vuole comprare, altri Paesi non vogliono vendere», ha osservato, in riferimento alle restrizioni statunitensi sull'export verso Pechino di microchip avanzati per l'intelligenza artificiale.

La Cina - ha affermato - «intende offrire un trattamento paritario alle imprese straniere rispetto a quelle nazionali, spingerà verso i servizi la sua economia largamente sbilanciata sul manifatturiero e intende diventare un gigante dei consumi».

4 ore fa
Zelensky: «La situazione energetica in Ucraina è la priorità, ma andrò a WEF se i documenti saranno pronti»

«Sia il 'piano di prosperità' (per la ricostruzione postbellica, ndr) che le garanzie di sicurezza sono documenti molto importanti. C'è solo l'ultimo miglio per completarli. Se i documenti saranno pronti, avremo un incontro e un viaggio» a Davos.

«Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni su difesa aerea aggiuntiva, andrò sicuramente», ha detto Volodymyr Zelensky citato dai media ucraini, aggiungendo che «ora la sfida è in Ucraina» sebbene «stiano arrivando segnali dal team ucraino da Davos che hanno quasi completato il documento sulla ricostruzione. Vedremo. Per ora, sono al mio posto», ha affermato, spiegando che la situazione energetica in Ucraina «è la priorità ora».

4 ore fa
«L'invito all'Iran cancellato per bugie e pressioni politiche»

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha criticato il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) per aver cancellato il suo intervento, accusando gli organizzatori di aver preso la decisione sulla base di «bugie e pressioni politiche».

In un post su X, il capo della diplomazia iraniana ha affermato che la decisione è stata presa «sulla base di bugie e di pressioni politiche da parte di Israele e dei suoi proxy e apologeti basati negli Stati Uniti».

Araghchi ha parlato di un «evidente doppio standard», accusando Davos di aver escluso l'Iran, ma di non aver preso lo stesso provvedimento nei confronti di Israele dopo la guerra a Gaza, una scelta che a suo dire «trasmette deriva morale e intellettuale».

Araghchi era atteso oggi al forum annuale che riunisce nei Grigioni leader politici e dell'economia di tutto il mondo, ma il WEF ha ritirato l'invito sostenendo che non sarebbe stato «appropriato» alla luce della «perdita di vite civili in Iran nelle ultime settimane». Chiaro il riferimento alla repressione durissima delle proteste antigovernative scoppiate a fine dicembre nella Repubblica islamica.

5 ore fa
«Gli shock geopolitici possono - e devono - rappresentare un'opportunità per l'Europa»

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel corso del suo odierno intervento al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), ha spiegato che gli scossoni geopolitici possono e devono rappresentare un'opportunità per il Vecchio Continente.

«Gli shock geopolitici possono - e devono - rappresentare un'opportunità per l'Europa. A mio avviso, il cambiamento sismico che stiamo attraversando oggi è un'opportunità, anzi una necessità, per costruire una nuova forma di indipendenza europea. Questa esigenza non è né nuova né una reazione agli eventi recenti. È un imperativo strutturale da molto più tempo», ha detto von der Leyen durante il suo discorso al WEF.

Illustrando gli impegni intrapresi da Bruxelles e sottolineando la necessità di lasciare indietro la nostalgia, la presidente della Commissione UE ha affermato che «se questo cambiamento è permanente, anche l'Europa deve cambiare in modo permanente. È tempo di cogliere questa opportunità e costruire una nuova Europa indipendente».

Von der Leyen ha poi evocato la questione della Groenlandia e la pressione esercitata dagli USA verso la Danimarca e i Paesi europei che sono intervenuti inviando negli scorsi giorni truppe sull'isola. «Stiamo lavorando a un pacchetto di misure per la sicurezza dell'Artico. Il primo principio è piena solidarietà con la Groenlandia e la Danimarca: la sovranità e l'integrità del loro territorio non sono negoziabili», ha ribadito von der Leyen, annunciando inoltre «un massiccio piano di investimenti europei» per l'isola.

«Collaboreremo con gli USA e con tutti i partner sulla sicurezza più ampia dell'Artico», ha sottolineato. «Dovremmo destinare l'aumento della spesa per la difesa allo sviluppo di una capacità europea di rompighiaccio e altre attrezzature essenziali», ha aggiunto la politica tedesca. «Quando si tratta della sicurezza della regione artica, l'Europa è pienamente impegnata e condivide gli obiettivi degli Stati Uniti in questo ambito», ha ribadito.

«Credo che l'Europa debba adattarsi alla nuova architettura e alle nuove realtà della sicurezza che stiamo affrontando: è per questo che l'Europa sta preparando una propria strategia di sicurezza, che intendiamo pubblicare entro la fine dell'anno».

In merito alle tariffe punitive annunciate da Washington, von der Leyen ha ribadito che i patti devono essere rispettati e si aspetta che essi vengano rispettati. «I dazi aggiuntivi proposti sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data. L'UE e gli Stati Uniti hanno concordato un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica, come negli affari, un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, questo deve significare qualcosa».

«Consideriamo il popolo degli Stati Uniti non solo nostri alleati, ma nostri amici. E trascinarci in una pericolosa spirale discendente aiuterebbe solo i nemici stessi che entrambi ci impegniamo così tanto a tenere fuori dal nostro panorama strategico», ha ribadito.

Nel suo discorso, la politica tedesca ha toccato anche il conflitto in Ucraina, che sta per entrare nel suo quinto anno. «La Russia intensifica i suoi attacchi, uccidendo civili ogni giorno. Solo la scorsa settimana, i bombardamenti sulla rete energetica ucraina hanno lasciato milioni di persone al buio, al freddo e senza acqua. Questo deve finire», ha intimato la leader europea, con un prolungato applauso dalla platea.

«Tutti desideriamo la pace per l'Ucraina. Riconosciamo il ruolo del presidente Trump nel far avanzare il processo di pace e lavoreremo a stretto contatto con gli Stati Uniti. L'Ucraina deve trovarsi in una posizione di forza», ha proseguito von der Leyen, specificando che «per questo abbiamo deciso di concedere all'Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027. Con questo sostegno ci assicuriamo che l'Ucraina possa: rafforzare la propria difesa sul campo di battaglia; potenziare le proprie capacità difensive; mantenere in funzione i servizi essenziali».

«Soprattutto, ciò riafferma l'impegno incrollabile dell'Europa per la sicurezza, la difesa e il futuro europeo dell'Ucraina», ha detto la leader europea. «Parallelamente, abbiamo deciso di immobilizzare permanentemente i beni russi e di riservarci il diritto di farne uso. Questo deve servire da forte monito per la Russia e da messaggio al mondo: l'Europa starà sempre accanto all'Ucraina, fino a quando non ci sarà una pace giusta e duratura», ha sostenuto von der Leyen.

5 ore fa
Novartis a Davos: «L'Europa resta indietro, priorità agli investimenti USA»

Da Davos il CEO di Novartis Vasant Narasimhan traccia una netta linea di demarcazione tra Europa e Stati Uniti nella strategia d'investimento del colosso farmaceutico. L'ambiente per gli investimenti fuori dall'Europa è attualmente «decisamente più favorevole», ha affermato il 49enne in un'intervista a Bloomberg.

La dichiarazione arriva in un contesto di nuove incertezze geopolitiche e tensioni doganali, sfide particolarmente rilevanti per un settore con cicli di innovazione superiori ai dieci anni. Sebbene queste «instabilità» non vadano sottovalutate, secondo Narasimhan non minano comunque il modello di affari di Novartis.

È controproducente adottare ora un comportamento di reazione agli eventi, ha sostenuto il dirigente. La strategia di Novartis rimane quella di perseguire l'innovazione e di cercare acquisizioni per rafforzare il proprio portafoglio, mantenendo un profilo «molto attivo nel mercato delle transazioni», come già avvenuto lo scorso anno.

La critica più diretta è però riservata al vecchio continente. «Sembra che l'Europa preferisca aggrapparsi alle vecchie industrie e ai sussidi, ad esempio in agricoltura, piuttosto che puntare sulle tecnologie innovative», ha osservato il manager americano con origini indiane. Per questo motivo, la dirigenza di Novartis pianifica di espandere gli investimenti principalmente negli Stati Uniti, ritenendo l'approccio americano più orientato al futuro.

5 ore fa
Guterres non sarà a Davos per un «forte raffreddore»

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres non potrà partecipare al WEF di Davos a causa di «un forte raffreddore», ha dichiarato un portavoce a Ginevra.

«Purtroppo il Segretario Generale deve annullare la sua partecipazione alla riunione annuale del Forum economico mondiale a Davos», prevista per domani, perché «ha preso un forte raffreddore», ha dichiarato Rolando Gomez ai giornalisti a Ginevra.

5 ore fa
Parmelin apre il WEF ringraziando per il sostegno internazionale ricevuto dopo Crans-Montana

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha dato ufficialmente il via ai lavori del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) con un commosso ringraziamento per il sostegno internazionale ricevuto dopo la catastrofe di Crans-Montana (VS). Nel suo discorso inaugurale, il capo del dipartimento federale dell'economia ha sottolineato come la tragedia abbia saputo mobilitare energie e unire le persone al di là di ogni avversità.

«È impressionante vedere in che misura questa catastrofe ha potuto rafforzare la collaborazione», ha affermato il 66enne nell'intervento - tenuto in francese - al centro dei congressi della cittadina grigionese. A suo avviso questa unità d'intenti non dovrebbe però limitarsi alle emergenze, per quanto drammatiche: Parmelin ha espresso l'auspicio che un simile spirito di cooperazione si estenda anche alle relazioni internazionali, per trovare soluzioni sostenibili e durature alle «sfide del nostro tempo».

Tra queste l'esponente UDC ha citato esplicitamente i conflitti in Ucraina e a Gaza, come pure le crisi in Sudan, Venezuela e Iran. Nonostante i molteplici fronti di difficoltà, secondo Parmelin l'esistenza del WEF e la presenza a Davos di alti rappresentanti dimostra che il mondo è pronto a rafforzare il dialogo e le istituzioni comuni per affrontare e superare queste prove.

5 ore fa
Zelensky non arriverà oggi al WEF

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky «non arriverà oggi» al Forum economico mondiale (WEF), malgrado la delegazione di Kiev avesse pubblicizzato un discorso al pubblico di Davos (GR) alle 14.30.

Lo riferiscono fonti diplomatiche all'agenzia italiana Ansa, secondo cui la decisione di non recarsi al WEF, dove è presente una folta delegazione statunitense con il presidente Usa Donald Trump oltre ai vertici della Nato e dell'Unione europea, sarebbe legata ai bombardamenti in corso in Ucraina.

5 ore fa
«Dobbiamo riconquistare la fiducia del mondo»

Il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) si presenta alla sua 56esima edizione con una nuova guida e con l'imperativo di «riguadagnare la fiducia» del mondo. A dichiararlo è il nuovo co-presidente dell'organizzazione Larry Fink, CEO del colosso finanziario americano BlackRock.

«È evidente che il mondo ha meno fiducia in noi», ha ammesso il 73enne che per il suo lavoro alla testa del gestore patrimoniale nel 2024 ha incassato quasi 31 milioni di dollari (25 milioni di franchi al cambio odierno). La sua priorità, condivisa dal co-presidente del WEF e numero uno di Roche André Hoffmann, sarà quindi proprio quella di riconquistare questa credibilità, intaccata dalle pesanti accuse di corruzione che hanno coinvolto il fondatore storico Klaus Schwab, costretto alle dimissioni la scorsa estate.

Il nuovo corso punta su una maggiore trasparenza e un impegno concreto verso le voci non rappresentate all'interno del forum, ha assicurato il dirigente. L'obiettivo è rinnovare il ruolo dell'organizzazione come piattaforma di dialogo globale, dopo una fase di forte crisi reputazionale.

6 ore fa
Tre poliziotti feriti nelle proteste a Zurigo

Gli scontri registrati ieri sera alla fine della manifestazione anti Trump a Zurigo hanno causato tre feriti tra le forze dell'ordine. Diverse migliaia di persone hanno partecipato all'evento organizzato in occasione dell'avvio del Forum economico mondiale (WEF).

Lo indica su richiesta di Keystone-ATS la polizia comunale di Zurigo, aggiungendo di aver effettuato un arresto. Non è però ancora chiaro se la persona fermata verrà segnalata o meno alla procura.

Un poliziotto è stato raggiunto a una gamba da un sasso, un secondo è stato colpito sempre agli arti inferiori da un oggetto pirotecnico e un terzo è caduto a causa di una barricata eretta dai dimostranti presso l'incrocio Stauffacher. Infine un quarto agente è stato colpito in testa da un sasso, ma è rimasto illeso grazie al casco.

Inoltre sono stati disegnati graffiti lungo il percorso del corteo, vernice è stata lanciata sulle facciate e vetrine sono state rotte, ha comunicato la polizia zurighese. L'ammontare dei danni non è ancora noto, ma le forze dell'ordine hanno indicato di non aver notizia di ferimenti tra i manifestanti.

A fine corteo, membri dei "black bloc" e altri manifestanti hanno continuato il percorso, questa volta in maniera non autorizzata, nelle zone della Militärstrasse e della Kasernenstrasse. Dopo aver inizialmente tollerato lo sbarramento di una strada, la polizia ha disperso i manifestanti con l'uso di cannoni ad acqua, attorno alle 21:30.

I partecipanti alla protesta se la sono allora presa con le forze dell'ordine, lanciando pietre e fuochi d'artificio, provocando la risposta degli agenti con lacrimogeni e proiettili di gomma, si legge nella nota. Attorno alle 23:00 è tornata la calma.

L'evento era stato organizzato dal Movimento per il Socialismo, per protestare contro la presenza del presidente statunitense Donald Trump al WEF di Davos (GR).

9 ore fa
Degenerata la protesta di Zurigo

Scontri si sono registrati ieri sera a Zurigo al termine della manifestazione anti Trump. Diverse migliaia di persone hanno partecipato all'evento organizzato in occasione dell'avvio del Forum economico mondiale (WEF). Graffiti sono stati disegnati lungo il percorso del corteo, vernice è stata lanciata sulle facciate e vetrine sono state rotte, ha comunicato la polizia zurighese. L'ammontare dei danni non è ancora noto.

Nessun ferito

A fine corteo, membri dei «black bloc» e altri manifestanti hanno continuato il percorso, questa volta in maniera non autorizzata, nelle zone della Militärstrasse e della Kasernenstrasse. Dopo aver inizialmente tollerato lo sbarramento di una strada, la polizia ha disperso i manifestanti con l'uso di cannoni ad acqua attorno alle 21.30. I partecipanti alla protesta se la sono allora presa con le forze dell'ordine, lanciando pietre e fuochi d'artificio, provocando la risposta degli agenti con lacrimogeni e proiettili di gomma, si legge nella nota. Attorno alle 23 è tornata la calma. La polizia ha sottolineato che al momento non si hanno notizie di feriti. L'evento era stato organizzato dal Movimento per il Socialismo per protestare contro la presenza del presidente statunitense Donald Trump al WEF di Davos.

9 ore fa
Parmelin apre il WEF con le minacce di Trump sullo sfondo

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin apre oggi il Forum economico mondiale (WEF) a Davos (GR) in un contesto teso. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi aggiuntivi a otto Stati europei - Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Regno Unito - che si oppongono alle sue mire espansionistiche in Groenlandia. Gli ambasciatori dell'Unione europea (Ue) hanno tenuto ieri a Bruxelles una riunione di emergenza a tal proposito e - secondo un portavoce del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa - un vertice straordinario dei 27 si terrà giovedì sera, sempre nella capitale belga.

Gli interventi previsti

Il presidente francese Emmanuel Macron ha indicato che intende chiedere l'attivazione dello strumento anticoercizione dell'Ue in caso di nuovi dazi doganali americani. Tale strumento, la cui attuazione richiede la maggioranza qualificata dei Paesi dell'Unione europea, consente tra l'altro di congelare l'accesso ai mercati pubblici europei o di bloccare determinati investimenti. Il discorso di Macron oggi a Davos, così come quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sarà seguito con particolare attenzione. I due prenderanno la parola dopo Parmelin. Sempre oggi dovrebbe intervenire al WEF anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: la Ukraina House, la sede della missione di Kev nella località grigionese, ha pubblicizzato un intervento nel primo pomeriggio.

La posizione della Svizzera

La Svizzera non è direttamente toccata dalle minacce dei dazi di Trump, anche se potrebbe subire danni collaterali. Il Governo è per ora rimasto discreto sulle minacce riguardanti la Groenlandia. Il compito principale del responsabile del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) sarà soprattutto quello di assicurare la riduzione dei dazi doganali nei confronti della Svizzera decisa a novembre. Un accordo deve ancora essere formalmente adottato entro il 31 marzo. Il mandato negoziale è pronto a Berna. Se anche gli americani sono pronti, i colloqui avranno luogo a Davos e potrebbero andare «molto rapidamente», aveva dichiarato alla stampa Parmelin. Donald Trump è atteso domani a Davos domani».

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