
I dipendenti della Confederazione non vogliono poter essere licenziati più facilmente. Protestando contro la prevista revisione della legge sul personale federale (LPers), hanno simbolicamente "licenziato" il Consiglio federale. I rappresentanti del personale hanno consegnato oggi al Dipartimento federale delle finanze (DFF) oltre 3000 lettere di licenziamento. Essi si oppongono alla possibilità offerta alla Confederazione di attuare licenziamenti senza motivazioni, ossia arbitrari, e di darvi seguito anche qualora un tribunale li giudicasse appunto arbitrari. Non è nemmeno il caso di stralciare dalla legge i motivi che autorizzano un licenziamento. Per i sindacati APC, garaNto e VPOD, la revisione legislativa che il Consiglio federale dovrebbe prossimamente porre in consultazione è una provocazione supplementare, dopo la riforma della cassa pensioni PUBLICA e la soppressione di migliaia di posti di lavoro federali. La Comunità di negoziazione del personale della Confederazione (CNPC), che riunisce questi sindacati, non vede il motivo di modificare una legge entrata in vigore appena sei anni fa, dopo l'abolizione dello statuto di funzionario. A suo modo di vedere, il diritto attuale già consente di licenziare senza difficoltà i dipendenti le cui prestazioni sono insufficienti. I negoziati tra Hans-Rudolf Merz e i sindacati si sono arenati sulla questione dei licenziamenti, che il ministro delle finanze vorrebbe sottoporre alle stesse regole vigenti nell'economia privata. La CNPC non ha dunque voluto firmare una dichiarazione d'intenti comune per la legislatura in corso. ATS
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