
Dopo il caso della richiedente l’asilo burundese, sopravvissuta al genocidio dei tutsi e violentata due volte in patria, del ‘whistleblower’ georgiano, ancora una volta (o meglio, due) il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha bacchettato la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) per delle decisioni "frettolose, incomplete o sbagliate", dando ragione a chi aveva impugnato una decisione in materia d’asilo respinta.
Come già evidenziato dal Caffè lo scorso dicembre circa una persona su tre contesta in giustizia il diniego della richiesta d’asilo da parte SEM, e spesso ottiene ragione a causa di decisioni "frettolose, incomplete o sbagliate".
È stato il caso della richiedente l’asilo burundese e - è emerso da due sentenze del TAF pubblicate mercoledì - a un cittadino togolese cui era stato revocato lo statuto di asilante e di un cittadino afghano la cui domanda d’asilo (risalente al 2011) era stata respinta nonostante avesse presentato, seppur con 7 anni di ritardo, un documento di identità afghano.
Nel caso del cittadino togolese, la SEM aveva deciso di ritirargli lo statuto di asilante a causa dei suoi numeroso rientri in patria. Un testimone aveva affermato per iscritto che l’uomo, che esportava merce usata dalla Svizzera al Togo, faceva regolarmente rientro a casa, senza essere perseguitato dalla autorità del suo Paese. Il TAF ha però espresso dei dubbi sull’originalità del suddetto documento e ha pure rilevato come nel titolo di viaggio per rifugiati del ricorrente vi fossero numerosi timbri attestanti l’entrata e l’uscita dal Benin e non dal Togo. Per questi motivi i giudici scagnellesi hanno annullato la decisione della SEM, rimproverandole un accertamento incompleto e inesatto dei fatti.
Egualmente incompleto è stato l’accertamento condotto sulla nazionalità del cittadino afghano. In questo caso, ha stabilito il TAF, la Segreteria di Stato della Migrazione dovrà rivalutare la sua domanda e verificare l’effettiva valididità del documento da lui prodotto.
(Sentenze E-3100/2018 del 30 aprile e D-1484/2019 del 25 aprile 2019)
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