
Nell'immaginario comune, venerdì 13 è il giorno della sfortuna e del pessimismo. Ma da dove viene questa interpretazione? E che ruolo giocano le pratiche di scaramanzia ad oggi? Ticinonews ha cercato di approfondire la questione.
Il ruolo dell'interpretazione della Bibbia
Il legame di venerdì 13 con la sfortuna affonda le sue radici, come molto della nostra cultura, nella tradizione biblica. I due elementi messi maggiormente in rilievo dalla ricerca sono l'episodio dell'ultima cena, in cui Giuda è il 13esimo commensale, e il venerdì della passione. In particolare, il significato della crocifissione di Cristo avrebbe contribuito, nel corso della Storia, a dare una connotazione peggiorativa alla giornata. Le pratiche «scaramantiche» sono ancora molto vive al giorno d'oggi: si pensi agli hotel che rinunciano ad una stanza numero 13, o agli aerei che fanno seguire la fila 14 alla fila 12.
«Il mistero vuole essere più in luce»
C'è chi ha fatto una passione dello studio della simbologia dei numeri. È il caso del numerologo Mattia Casarin, per cui questi riferimenti simbolici sono un fatto umano: «Noi abbiamo bisogno di credere sempre a qualcosa. Togliere questi aspetti sarebbe un po' come togliere capodanno, ferragosto, dal calendario. Ci sentiremmo persi.» Lo studio dei numeri e del misterioso sembra vivere una nuova gioventù: «Negli ultimi quattro anni sono quasi stato obbligato ad uscire sui social. Abbiamo bisogno di novità. Il mistero vuole essere più in luce, abbiamo bisogno di cose diverse. La tecnologia è troppo finta, vogliamo capire cosa c'è dietro la morte, e altre domande». Il miglior «antidoto» al venerdì 13 è quindi una ricetta tanto antica quanto valida, spiega Casarin: «La cosa migliore è sempre seguire la legge d'attrazione per la quale se rimaniamo positivi, tutto sarà positivo. Alle persone negative va sempre tutto male. È lo stato d'animo: noi riflettiamo quello che siamo al mondo esterno».

