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La petizione
«Per salvare gli alpeggi servono delle soglie massime per la popolazione del lupo»
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Red. Online
un'ora fa
I Giovani UDC hanno lanciato una petizione nazionale per una gestione «chiara, trasparente e realmente efficace della popolazione di questo predatore» — Alla luce di tutto ciò, i Giovani UDC chiedono tre misure precise

«Una gestione chiara, trasparente e realmente efficace della popolazione di lupi». È quanto chiedono, tramite una petizione nazionale, i Giovani UDC dei Cantoni Ticino, Svitto, San Gallo, Zurigo, Nidvaldo, Grigioni e Alto Vallese, i quali «mettono in guardia contro una diffusione incontrollata del lupo in Svizzera».

«Danni evidenti»

Nel comunicato stampa viene sottolineato che se nel 2020 si stimavano, sempre a livello nazionale, circa 11 branchi e un centinaio di esemplari, ad oggi le stime riportano 43 branchi e oltre 350 lupi. «La loro presenza si estende ormai alle Prealpi, alle Alpi, al Giura e persino a zone periurbane dell’Altipiano». La sezione di Zurigo ha inoltre affermato che «il lupo non è più solo un problema alpino in quanto anche regioni come l’Oberland zurighese conoscono ormai l’animale e devono essere protette». Dal canto loro, i Giovani demoentristi grigionesi affermano che «nel Cantone ci sono oggi 13 branchi, più di quanti ne preveda come minimo la strategia della Confederazione per l’intera Svizzera».

Situazione in Ticino

Per quanto riguarda il nostro Cantone, solo nell’anno in corso sono 65 le morti di animali registrate. «La situazione è grave», comunica la sezione ticinese. Mentre le perdite di pecore sono in diminuzione dal 2022, sono però in aumento gli attacchi «ad animali economicamente più preziosi, come bovini, vitelli e capre. Il danno economico per gli agricoltori non diminuisce».

Economia alpestre a rischio

L’economia alpestre, proseguono i Giovani UDC, non è solo pascoli: «è patrimonio culturale vivo, fonte di occupazione e fattore turistico». Per loro, questa attività non offre più ai giovani una prospettiva professionale duratura «a causa dei rischi e dei costi crescenti, anche legati al lupo. «Le nostre Alpi», avverte la sezione dell’Alto Vallese «non devono diventare cartoline, senza regole chiare intere valli perdono identità e reddito».

Misure di protezione e relativi costi

Le misure di protezione — pastori, recinzioni elettriche, cani da protezione, recinti notturni e infrastrutture mobili — sono sostenute dalla Confederazione con circa dieci milioni di franchi all’anno. Cantoni, Comuni e privati sostengono ulteriori costi, «spesso non contabilizzati e quindi sconosciuti». Il Cantone San Gallo protegge le greggi con quasi 1 milione di franchi supplementari all’anno, «ma manca la trasparenza sui benefici e sui costi a carico dei privati», rileva la sezione. «Quando Confederazione, Cantoni e cittadini sono in difficoltà finanziarie, il lupo è un lusso che non possiamo permetterci», sottolinea la sezione di Nidvaldo.

Inoltre, le attuali procedure di autorizzazione per gli abbattimenti «sono troppo lente e complesse. Il rischio di abbattimenti illegali aumenta; servono decisioni rapide e chiare», chiede la sezione di Svitto.

Richieste tre misure

Alla luce di tutto ciò, i Giovani UDC chiedono tre misure precise:

Limite massimo nazionale di 7 branchi
Introduzione di un limite vincolante di 7 branchi su scala nazionale, limite sufficiente per garantire la sopravvivenza della specie e al contempo proteggere le basi economiche dell’allevamento di montagna e dell’alpeggio.

Procedure di intervento chiare e rapide
Criteri uniformi, iter decisionali brevi e procedure giuridicamente sicure per la rimozione dei lupi, affinché i cantoni possano agire tempestivamente e responsabilmente.

Piena trasparenza dei costi
Redazione e pubblicazione di un rapporto di tutte le spese dirette e indirette della gestione del lupo (Confederazione, cantoni, comuni, privati), incluse indennità, infrastrutture di protezione, ore di lavoro e perdite economiche indirette.