
Non è la prima volta che viene sollevata la questione, ma è la prima volta che verrebbe proposta al Nazionale: l'idea di proibire le raccolte firme a pagamento era emersa già in Ticino nel 2017 con una mozione in Gran Consiglio di Matteo Pronzini (MPS), che chiedeva di multare i trasgressori con 200 franchi per ogni firma raccolta. Ora Mathias Reynard, consigliere nazionale vallesano del Partito socialista, intende depositare un atto parlamentare per vietare sul suolo elvetico la raccolta firme remunerata. Lo riporta oggi la Regione. I verdi vodesi lunedì avevano peraltro proposto una misura simile ma a livello cantonale.
Il parlamentare avrebbe maturato questo proponimento dopo essere stato avvicinato da un iniziativista che gli avrebbe proposto di firmare per una legge contro l'omofobia. Invece si trattava proprio di un'iniziativa in senso inverso, ovvero volta a contrastare la legge contro le discriminazioni di genere che verrà votata questo 9 febbraio e che era stata sostenuta dallo stesso Reynard.
Il salario è un incentivo a mentire?Un caso simile si era presentato nell'ambito del recente referendum UDC contro il congedo paternità, poi riuscito con quasi 55'000 firme consegnate. La radiotelevisione romanda Rts infatti ha infatti trasmesso le immagini di vari addetti alla raccolta firme che avrebbero mentito sul contenuto dell'iniziativa, sostenendo si trattasse proprio di una misura a favore del congedo paternità e addirittura piegando il foglio della raccolta firme in modo da impedire alla gente di leggerne il contenuto. Queste persone erano pagate da un'associazione non a scopo di lucro, Incop, per ogni firma raccolta. Per Reynard quindi la soluzione per scoraggiare questo genere di pratiche sarebbe proprio nel sottrarre l'incentivo economico ad ottenere sottoscrizioni ad ogni costo, se necessario anche mentire. Si attende ora di vedere come reagirà il mondo politico a questa proposta,
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