
La Svizzera è confrontata con una crescente carenza di medici di famiglia, con conseguenze potenzialmente drammatiche per l'accesso alle cure di base. A tracciare il quadro preoccupante è la nuova edizione dello studio Worforce 2025, uno studio trasversale realizzato ogni cinque anni dal 2000, che interessa tutte le regioni linguistiche. Alla quinta edizione hanno partecipato 1'778 medici di famiglia e dell'infanzia.
I numeri dello studio
Oggi già oltre tre quarti dei medici di famiglia e la maggioranza dei pediatri constatano una penuria nella loro regione. In questo contesto è interessante notare che il Ticino mostra le percentuali più basse, ma comunque in rialzo rispetto al 2010: dal 13% si è passati al 64%. Stando allo studio entro il 2030, quasi un quarto dei medici di famiglia in attività dovrà essere sostituito, quota che salirà al 40% entro il 2035. "La medicina di famiglia e dell’infanzia è il pilastro centrale del nostro sistema sanitario. Se si indebolisce, i pazienti perdono il loro primo interlocutore", avverte Monika Reber, co-presidente dell’associazione Medici di famiglia e dell'infanzia Svizzera (mfe).

Le principali tendenze
Lo studio, condotto dal Centro universitario di medicina di famiglia, rivela diverse tendenze. L’età media dei medici di famiglia è di 52 anni e il 13% lavora oltre l’età di pensionamento. È inoltre diminuito il tempo di lavoro: in vent’anni si è passati da 50 a 42 ore settimanali, mentre la burocrazia è aumentata e il tempo dedicato ai pazienti è diminuito di sei ore a settimana.
Tre campi d'azione
Per garantire cure accessibili, efficaci e sostenibili, gli autori della ricerca individuano tre priorità: rendere la professione più attrattiva per le nuove generazioni attraverso più posti di formazione e modelli di lavoro moderni; ridurre la burocrazia che sottrae tempo prezioso ai pazienti; sfruttare meglio la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale per semplificare i compiti amministrativi. “I medici di famiglia sono la soluzione, non il problema: per garantire cure di qualità, eque e accessibili, è necessario rafforzare le cure di base e agire rapidamente", conclude Sébastien Jotterand, co-presidente di mfe.

