
Se oggi in Svizzera mancano medicamenti è anche a causa della fine della politica dello "zero-Covid" in Cina. A sostenerlo è Martine Ruggli, presidente di Pharmasuisse, la società mantello dei farmacisti svizzeri. In un'intervista rilasciata al Blick, Ruggli ha spiegato che "il 90% dei principi attivi che compongono i medicamenti provengono da India e Cina, dove sono a buon mercato. Ciò rappresenta tuttavia un rischio: quando la Cina ha messo fine alla sua politica dello 'zero-Covid', i cinesi hanno subito avuto bisogno di grandi quantità antipiretici e analgesici, perché in moltissimi si sono ammalati. I produttori cinesi hanno quindi venduto meno principi attivi all'estero".
Diversificazione
Per la numero uno dei farmacisti svizzeri occorre agire alla radice del problema. "Occorre però del tempo", precisa Ruggli. "La Svizzera deve dotarsi degli strumenti necessari assieme all'Europa. Dobbiamo diversificare le nostre fonti di approvvigionamento: è importante non essere costretti a dovere importare dall'Asia tutti i principi attivi. Oggi in tutta Europa è rimasta una sola impresa che fabbrica da sola degli antibiotici: si tratta della Sandoz, in Austria. A parte quest'eccezione, tutte le fabbriche se ne sono andate".
Diverse categorie di farmaci interessate
Martine Ruggli stima che "circa il 7% dell'insieme di medicamenti rimborsati dalle casse malati sia attualmente non disponibile". L'inverno peggiore le cose. "Le difficoltà sono iniziate con l'arrivo dell'inverno. È il caso, per esempio, degli antibiotici, per i quali la domanda cresce di molto durante l'inverno. Oggi però sono assenti dagli scaffali anche analgesici, medicamenti per il cuore o contro l'ipertensione, contro il Parkinson, l'epilessia o la depressione. Non sono esenti nemmeno i farmaci per i bambini". Determinante sarà lo sviluppo della stagione invernale: "Se dovremo affrontare una seconda parte di inverno lunga e fredda, con diversi raffreddori gravi, la situazione potrebbe diventare molto problematica".

