
Il Consiglio federale ha trasformato in disegno di legge il compromesso raggiunto in luglio tra datori di lavoro e i sindacati volto a riformare la previdenza professionale. I contenuti - ossia la riduzione del tasso di conversione, il dimezzamento della deduzione di coordinamento e le misure transitorie - sono stati integralmente mantenuti. Le cerchie interessate hanno ora tempo fino al 27 marzo per prendere posizione.
Punto principale del compromesso è la riduzione dell'aliquota minima di conversione nella previdenza professionale obbligatoria (LPP), accompagnata da misure per attenuarne l'impatto. Il tasso di conversione, che permette di calcolare la rendita annuale in percentuale del capitale accumulato, è destinato a scendere in un sol colpo dal 6,8 al 6,0%.
Riforma necessaria per garantire finanziamento LPP
Tale riduzione, ha spiegato il consigliere federale Alain Berset, è necessaria "per adattare la previdenza professionale alle sfide demografiche ed economiche". La sua sicurezza finanziaria è infatti in pericolo: per garantire il tasso di conversione attuale occorrono rendimenti del 5% che non possono essere raggiunti tenendo conto dell'evoluzione dei mercati finanziari e il perdurare dei bassi tassi di interesse.
Risultato: oggi c'è una ridistribuzione non auspicata di 6 miliardi di franchi all'anno dai lavoratori attivi a favore di quelli pensionati, e la tendenza è all'aumento. Questa situazione, ha sostenuto Berset, non è sostenibile.
Misure transitorie
L'adattamento del tasso di conversione, per Berset, è quindi "imperativo". Tale riduzione, se non compensata, comporterebbe però un calo netto della rendita pensionistica del 12%. Per mantenere il livello pensionistico per un periodo transitorio di almeno 15 anni, il governo propone che chi arriva all'età pensionabile nei 5 anni successivi l'entrata in vigore della riforma riceva, per tutta la vita, un supplemento mensile di 200 franchi. Tale importo si ridurrà a 150 franchi per chi andrà in pensione nei cinque anni successivi e a 100 per il quinquennio seguente.
Il Consiglio federale ha poi previsto di riesaminare l'importo anno per anno per chi andrà in pensione a partire dal 16esimo anno dall'entrata in vigore delle nuove regole. Tali supplementi saranno finanziati mediante un contributo salariale dello 0,5% su redditi fino a 853'200 franchi, ha spiegato il ministro della sanità.
A beneficio delle donne
Altra misura prevista nel compromesso e ripresa dal governo è il dimezzamento della deduzione di coordinamento, ossia la parte più bassa del salario non assicurata nel Secondo pilastro, che passerà a 12'443 franchi. La soglia d'ingresso rimarrà invece a 21'330 franchi.
Tale misura permetterà di accumulare un maggiore capitale LPP, sul quale verrà poi applicato il tasso di conversione. In questo modo si potrà compensare appieno la riduzione del tasso di conversione, anche se i prelievi nelle buste paga sono destinati a salire.
La riduzione della deduzione di coordinamento andrà a beneficio in particolare delle persone con redditi modesti o che lavorano a tempo parziale. Si tratta, come ha sottolineato Berset, principalmente di donne. Per loro le deduzioni salariali destinate alla previdenza professionale sono destinate a salire in modo relativamente massiccio, in compenso però avranno un rendita più sostanziosa al momento del pensionamento.
Semplificate aliquote degli accrediti vecchiaia
Il progetto prevede anche una diversa distribuzione dei contributi salariali in modo tale che i lavoratori più anziani diventeranno più concorrenziali di quanto lo sono oggi. Attualmente, i contributi per la fascia di età 45-54 anni ammontano al 15% e per i più anziani al 18%. In futuro saranno pari al 14% del salario assicurato per entrambe le fasce d'età.
Per contro le aliquote dei dipendenti più giovani ammonteranno al 9% del salario soggetto alla LPP sia per i 25-34enni (oggi al 7%) che per i 35-44enni (oggi: 10%). In futuro, vi saranno dunque sole due categorie di età.
La riforma costerà 3 miliardi
In totale, ha spiegato Berset, il nuovo sistema pensionistico costerà all'orizzonte 2030 circa 3 miliardi di franchi. Di questi, 1,4 miliardi saranno generati dalla diminuzione della deduzione di coordinamento e 1,83 miliardi grazie all'aumento sopraccitato dei contributi dello 0,5%.
Parallelamente, la prevista soppressione delle sovvenzioni per le casse pensione con una struttura d'età sfavorevole, diventate superflue con la nuova distribuzione delle aliquote, permetterà di risparmiare 200 milioni. Più in generale, rispetto alla massa salariale totale degli assicurati al Secondo pilastro, i costi supplementari ammonteranno allo 0,8% circa.
Da notare, infine, che nulla cambierà per le persone già in pensione al momento dell'entrata in vigore della riforma. Per loro rimarrà applicabile il diritto anteriore.
Soluzione condivisa
Il compromesso sul futuro del Secondo pilastro era stato annunciato in una conferenza stampa il 2 luglio scorso dal presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI) Valentin Vogt, dal presidente l'Unione sindacale svizzera (USS) Pierre-Yves Maillard e dal presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich. Tutti avevano espresso soddisfazione per i risultati ottenuti. I partner sociali si erano messi al lavoro su invito di Berset dopo il fallimento alle urne del progetto Previdenza 2020.
L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), l'organizzazione mantello delle PMI, non ha invece sostenuto il compromesso e ha presentato delle proprie proposte di riforma. Per il consigliere federale Berset, per andare in porto, una riforma così importante ha bisogno del sostegno delle due parti, sindacati e datori di lavoro. Insomma, soluzioni per le quali non ci sono maggioranze - né in Parlamento, né davanti al popolo - servono a poco.
In vigore nel 2025
Il ministro dell'interno ha poi presentato il calendario delle prossime tappe della riforma. Dopo la consultazione il suo dipartimento preparerà il messaggio che dovrebbe essere disponibile alla fine del prossimo anno.
I lavori parlamentari dovrebbero concludersi entro la fine del 2022 in modo da poter tenere una eventuale votazione popolare nel 2023. L'entrata in vigore della riforma avverrebbe al più presto nel 2025, ha concluso Berset.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

