
Un 44enne cittadino svizzero è comparso negli scorsi giorni davanti ai giudici d’Appello a Zurigo per evitare una seconda incarcerazione dopo quella già trascorsa in una colonia penale russa e, attualmente, nel penitenziario di Pöschwies a Regensdorf (ZH).
Ma andiamo con ordine: nel 2011 l’uomo, residente nell’Oberland zurighese, finisce nelle maglie di un'inchiesta americana, l'operazione Delgado, che mirava far luce sulla condivisione di immagini e video pedo-pornografici sulla piattaforma web "Dreamboard". Come riferito dalla Neue Zürcher Zeitung, tra il 2005 e il 2008 l'ex postino compie atti sessuali - alcuni anche fotografati o ripresi con la videocamera - con due giovanissime ragazze. Una è la figlia di un'ex collega, l'altra una ragazzina russa conosciuta tramite un'associazione benefica.
Nel luglio del 2011 viene arrestato a Zurigo e posto in detenzione preventiva. Gli inquirenti rinvengono sul suo PC foto e video compromettenti, ma a inizio 2012 viene scarcerato e, nonostante gli fosse stato imposto di non lasciare il Paese, si trasferisce in Germania, dove va a vivere con una donna conosciuta in na chat e con il di lei figlio. Per sua sfortuna le autorità russe hanno aperto un loro incarto sulla vicenda degli abusi ai danni della seconda vittima e l'uomo viene arrestato ed estradato in Russia. Nell'ottobre del 2013 un tribunale di Volgograd lo condanna a 12 anni di carcere, da scontare in una colonia penale nei pressi degli Urali. Vista la mal parata, l'uomo chiede di poter scontare la pena in Svizzera e un tribunale friburghese (Cantone nel quale risulta domiciliato) gli dà ragione e commuta la sua pena in 7 anni e mezzo di carcere, il massimo previsto dal diritto svizzero per ripetuti atti sessuali su minori.
Fatti due conti, risulta che il 44enne verrà scarcerato nell'estate del 2020. Per la Procura di Zurigo, però, l'uomo deve essere processato per gli abusi ai danni della prima vittima (di cui era anche padrino), ma per il suo legale e per il Tribunale distrettuale di Hinwil no: sta già scontando la pena massima. Il caso approda al Tribunale superiore (Obergericht) zurighese, che dà ragione alla magistratura e gli infligge altri 2 anni da scontare più una misura terapeutica stazionaria. Il legale ha già annunciato ricorso.
(Sentenza SB180413-O del 26.3.2019)
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