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Svizzera
Pedofili, mai più a contatto con i bambini
Pedofili, mai più a contatto con i bambini
Pedofili, mai più a contatto con i bambini
Redazione
10 anni fa
Il messaggio del consiglio federale non è immune a critiche: "Non basta"

Non si è ancora dissipato del tutto l'eco mediatico della condanna del docente di Arbedo, riconosciuto colpevole di atti sessuali nei confronti di 3 suoi studenti.

Il Consiglio federale ha adottato oggi un messaggio sull'applicazione dell'iniziativa popolare "Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli", che prevede l'esclusione da qualsiasi attività svolta a contatto con minorenni di tutte le persone condannate per pedofilia. Eccezioni sono previste unicamente per i casi di "esigua gravità". Il testo, accolto il 18 maggio 2014, chiede che chi è condannato per aver leso l'integrità sessuale di un fanciullo o di una persona dipendente sia definitivamente privato del diritto di esercitare un'attività professionale od onorifica a contatto con minorenni o persone dipendenti. Per tener conto dei principi costituzionali relativi allo Stato di diritto e in particolare del principio della proporzionalità, il governo propone eccezioni per i casi di esigua gravità, in particolare per le relazioni adolescenziali. In questo modo, sottolinea il governo, si è tenuto conto delle intenzioni dei promotori dell'iniziativa. Senza tale clausola, il divieto varrebbe anche per la commessa di un'edicola che vende una rivista pornografica a un minorenne o per un ragazzo di 20 anni che intrattiene una relazione amorosa con una 15enne (i semplici baci con la lingua sono considerati "atti sessuali con fanciulli"). C'è poi il problema dato dalle nuove tecnologie: se su WhatsApp giovani di età compresa tra 15 e 18 anni condividono in un gruppo un video con contenuti pornografici girato da altri compagni di scuola con meno di 16 anni, tutti i partecipanti alla discussione, indipendentemente dall'età, sono condannabili per pornografia se non hanno cancellato immediatamente il video. Nel messaggio, il governo ricorda il caso avvenuto nel dicembre 2012 quando un ragazzo aveva pubblicato su Facebook il video molto esplicito di una sua ex amica, di meno di 16 anni, mentre si masturbava con una bottiglia di tè freddo. Alcuni giovani, che avevano memorizzato il filmato sul loro cellulare, sono stati condannati per pedofilia. In un caso simile la disposizione derogatoria permetterà al giudice di astenersi dal pronunciare l'interdizione di lavorare con bambini. Il governo propone anche che il condannato, trascorso almeno un periodo di esecuzione pari a dieci anni, possa chiedere un riesame dell'interdizione. Questa può essere abolita o diminuita a determinate condizioni, ma solo se non sussiste alcun rischio che l'autore possa sfruttare un'attività per commettere altri reati sessuali. Il riesame è escluso per i condannati considerati pedofili dal punto di vista psichiatrico: per loro il divieto è sempre a vita.

Non sono mancate le prime reazioni: il comitato dell'iniziativa "Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli" critica il compromesso adottato oggi dal Consiglio federale. Ritiene in particolare falso affermare che quanto proposto impedirà definitivamente ai pedofili condannati di lavorare con minorenni.

I promotori si oppongono in particolare alle eccezioni previste dal Consiglio federale e alla possibilità di permettere un riesame dell'interdizione professionale dopo dieci anni.

In una nota pubblicata oggi, invitano quindi il Parlamento a bocciare le eccezioni e ad applicare rigorosamente l'iniziativa.

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