
«Vediamo un grande interesse da parte di aziende svizzere» a investire in India. Così si è espresso Guy Parmelin a margine dell'incontro a Nuova Delhi con il primo ministro indiano Narendra Modi. Il presidente della Confederazione ha però ammesso a Keystone-ATS che rimangono ancora problemi da risolvere.
La Camera di commercio Svizzera-India ha svolto un sondaggio tra le ditte elvetiche. Tra gli investimenti realizzati nell'ultimo anno, quelli annunciati e quelli previsti da qui al 2030, si arriva a una somma di 29 miliardi di dollari (circa 24,1 miliardi di franchi), ha spiegato il ministro dimissionario dell'economia.
L'obiettivo è raggiungere, congiuntamente con gli altri Paesi dell'AELS (che comprende anche Norvegia, Islanda e Liechtenstein), la soglia dei 100 miliardi d'investimento in 15 anni. Rispetto alla tabella di marcia si è quindi in vantaggio. Per quanto riguarda la creazione di impieghi, Parmelin ha parlato di 400'000 posti di lavoro diretti e indiretti entro il 2030.
«Non tutto perfetto»
Il Vodese ha però aggiunto che «non tutto è perfetto, la mia visita ha lo scopo di mostrare i problemi concreti incontrati dalle aziende in alcuni settori».
Un altro scopo del viaggio è far avanzare, se non concludere, un accordo di protezione degli investimenti. Ciò significa che in caso di controversie tra le imprese e lo Stato asiatico ci dev'essere una via di ricorso sicura e un giudizio affidabile. Attualmente ciò non esiste, con la conseguenza di scoraggiare gli investimenti. A questo proposito Parmelin incontrerà domani la ministra delle finanze indiana Nirmala Sitharaman.
«Questi tre giorni servono alle aziende svizzere per esporre i punti di attrito», ha spiegato Parmelin. Il primo ministro Modi vuole invece che i suoi ministri comprendano le problematiche e agiscano per risolverle. Vi sono le questioni dei regolamenti burocratici e della tassazione dei dividendi. Per quest'ultimo punto è necessario un emendamento all'accordo commerciale tra i Paesi dell'AELS e l'India.
Il responsabile del DEFR ha pure sottolineato come l'India produca una grande quantità di farmaci generici e abbia interesse a proteggere le sue innovazioni. Per questo è in corso una riflessione sulla questione sensibile della proprietà intellettuale e delle aziende farmaceutiche. Ma gli standard elvetici non verranno raggiunti in un giorno. Un esempio in questo senso è il rispetto delle norme delle sicurezza nell'ambito delle prove cliniche, per il quale bisogna procedere passo dopo passo, pur avendo già compiuto grandi progressi.

