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Svizzera
Parmelin critica gli USA e ringrazia il Consiglio islamico
Parmelin critica gli USA e ringrazia il Consiglio islamico
Parmelin critica gli USA e ringrazia il Consiglio islamico
Redazione
10 anni fa
Il consigliere federale difende la Legge sul servizio informazioni: "La miglior pubblicità? Da parte del CCIS"

La strage di Orlando ha inevitabilmente riportato alla ribalta il tema delle armi anche alle nostre latitudini. In particolare viene evidenziata la facilità con la quale molti privati cittadini possono entrare in possesso di un arma da fuoco.

Il Consigliere federale Guy Parmelin ha criticato il lassismo della legislazione americana, che consente a un cittadino di “acquistare un’arma in una drogheria”. Parmelin, che stamattina ha lanciato la campagna in favore della revisione della legge sui servizi segreti (Legge sulle attività informative) in votazione il prossimo 25 settembre, ha pure evidenziato il paradosso tra la libera vendita e l’enorme sorveglianza messa in atto dalle agenzie federali americane. Sorveglianza che “sembra non portare i risultati sperati”.

Il ministro della difesa non ha nascosto che l'opposizione alla nuova legge da parte del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS) - organizzazione controversa per le sue posizioni integraliste - è "forse la migliore pubblicità" per essa. "Un no del popolo svizzero il prossimo 25 settembre sarebbe deplorevole", ha concluso.

“La Svizzera non intende seguire l’esempio americano”, ha rassicurato Parmelin alla Tribune de Genève. A proposito della strage di Orlando di sabato notte, il Consigliere federale ha constatato che è avvenuta in un paese dove c'è grande libertà per il possesso di armi e un sistema di sorveglianza e spionaggio molto spinto. "Ogni paese prende le misure che vuole. La Svizzera ha un altro vissuto degli Stati Uniti". La nuova Legge sul servizio informazioni permetterà di sorvegliare strettamente dei sospetti terroristi (per una casistica di circa 10 persone all’anno), previo consenso da parte delle autorità giudiziarie.

Nessun "Grande Fratello" puntato sui possessori di armi, quindi, ma qualcosa in tal senso rischia di cambiare in ogni caso.

In particolare, per quel che riguarda la vendita e il possesso di armi da fuoco, la Svizzera rischia di doversi adattare ai nuovi standard imposti dall’Unione europea. I Ministri dell’interno dei Paesi membri intendono rafforzare pesantemente le leggi in materia di armi da fuoco, con delle conseguenze che potrebbero non piacere a un Paese che vanta una tradizione venatoria e sportiva come la Svizzera.

La nuova legge europea sulle armi da fuoco (che la Svizzera dovrà recepire in quanto membro dello spazio-Schengen) imporrebbe ai possessori l’obbligo di appartenenza a una società sportiva e di una pratica regolare, oltre al superamento di test medici e psicologici.

Per la presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro Dora Andres, questa riforma porterebbe a un "quasi divieto" per molti appassionati.

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