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Parmelin: «Ancora "aperti" i temi che saranno discussi con Trump»
©LAURENT GILLIERON
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2 mesi fa
Secondo fonti diplomatiche, il presidente ucraino «non arriverà oggi» a Davos - Atteso domani Donald Trump – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
2 mesi fa
Trump: «Non parteciperò a una riunione del G7 a Parigi»

Donald Trump non parteciperà ad riunione di emergenza del G7 a Parigi ipotizzata da Emmanuel Macron. Lo ha detto lo stesso presidente americano nel corso di una conferenza stampa in occasione del suo primo anno alla Casa Bianca.

«No» ha risposto secco a chi gli chiedeva se avrebbe partecipato.

«Fino a che punto mi spingerò sulla Groenlandia? Lo scoprirete», ha dichiarato ancora Trump rispondendo ai reporter.

Il tycoon ha aggiunto di non aver parlato con Emmanuel Macron e Keir Starmer ma di andare d'accordo con loro. «Devono però rafforzare i loro Paesi».

«Credo che l'Onu debba continuare, perché il suo potenziale è grande»: ha proseguito Trump nel briefing con i media, rispondendo a un altro reporter che gli chiedeva se il Board of Peace per Gaza sarà un sostituto delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda i rapporti con la Nato, il presidente Usa ha ribadito: «Se la Nato non ha gli Stati Uniti, non è molto forte». «Nessuno ha fatto per la Nato più di me, troveremo una soluzione e la Nato sarà molto felice e noi saremo molto felici», ha aggiunto.

Trump, che sarà domani a Davos (GR), ha inoltre dichiarato di aver «perso molto rispetto per la Norvegia, che controlla il Premio Nobel. Io ho risolto otto guerre», ha ribadito.

Il presidente Usa ha inolzespresso sostegno al suo omologo siriano Ahmed al-Sharaa, che ha lanciato un'offensiva contro gli ex alleati curdi di Washington, affermando che una persona debole non sarebbe in grado di gestire la situazione.

«Il presidente della Siria sta lavorando molto duramente. Sta lavorando davvero sodo. È un uomo forte, un uomo determinato», ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. «Ha un curriculum piuttosto controverso. Ma non si può certo mettere un ragazzino inesperto a gestire una situazione del genere», ha aggiunto.

Infine, a chi gli chiedeva se ritenesse che Dio fosse soddisfatto degli sforzi da lui fatti nell'ultimo anno, «The Donald» ha risposto: «Penso che Dio sia molto orgoglioso di quello che ho fatto, incluso sul fronte della religione. I cristiani e gli ebrei sono protetti da me, e non lo sarebbero stati con un altro tipo di presidente».

2 mesi fa
Zelensky: «Andremo a Davos se avremo armi necessarie per la difesa»

«I missili di difesa aerea sono necessari ogni giorno. Le armi sono necessarie ogni giorno. Le attrezzature sono necessarie ogni giorno. Se il formato di Davos fornirà questi risultati concreti per l'Ucraina, l'Ucraina sarà rappresentata lì». Lo annuncia su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

2 mesi fa
Dmitriev vede Witkoff e Kusnher: «Colloqui costruttivi»

Kirill Dmitriev, negoziatore russo che opera su mandato del Cremlino, ha avuto incontri «costruttivi» al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), compreso uno da oltre due ore con gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner: lo riporta la Tass, che cita una dichiarazione del rappresentante di Mosca. «Sempre più persone realizzano che la posizione della Russia è quella giusta», ha aggiunto.

2 mesi fa
La Svizzera firma un accordo con il Consiglio dei Paesi del Golfo

Il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha firmato stasera al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) un memorandum d'intesa con il Consiglio di cooperazione del Golfo. Esso prevede l'intensificazione del dialogo tra Berna e il cosiddetto Consiglio del Golfo.

Lo scambio si concentrerà su interessi comuni, in particolare nei settori della sicurezza, della geopolitica, dell'energia, dell'economia e delle nuove tecnologie, ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Cassis su richiesta dell'agenzia Keystone-ATS. Il cosiddetto memorandum d'intesa è uno strumento giuridicamente non vincolante.

La Svizzera considera il Consiglio di cooperazione del Golfo un partner importante, sia dal punto di vista politico che economico, è stato ulteriormente precisato.

Il Consiglio comprende sei dei sette Stati della penisola arabica: Bahrein, Qatar, Kuwait, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

2 mesi fa
Schlegel mette in guardia da una rapida perdita di fiducia e credibilità delle banche centrali

In occasione di una tavola rotonda nell'ambito del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) il presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Martin Schlegel ha messo in guardia da una rapida perdita di fiducia e credibilità delle banche centrali. A suo dire la fiducia è difficile da costruire sull'arco di anni, ma può essere compromessa facilmente.

Il presupposto per la credibilità è che le banche centrali adempiano con coerenza al loro mandato, in particolare garantendo la stabilità dei prezzi, ha affermato il presidente della BNS. La fiducia e la credibilità sono fondamentali per tutte le banche centrali al fine di consentire prosperità e crescita a lungo termine.

Schlegel non ha voluto esprimersi concretamente sulla situazione negli Stati Uniti, con l'aspra disputa tra il presidente Donald Trump e il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, né sui possibili effetti di un cambio al vertice, sostenendo di non poter fare commenti sulla banca centrale americana.

Egli ha inoltre affermato che la BNS dispone di tutti gli strumenti di politica monetaria necessari - politica dei tassi d'interesse e interventi sul mercato dei cambi - per adempiere al proprio mandato: a suo avviso non vi è alcuna necessità di strumenti aggiuntivi o nuovi.

2 mesi fa
Lagarde: «La questione della Groenlandia è una chiamata a svegliarsi»

I nuovi dazi minacciati dal presidente Donald Trump in risposta alla questione groenlandese stanno generando un'«incertezza dannosa» per le aziende su entrambe le sponde dell'Atlantico. A lanciare l'allarme è Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, che ha definito il confronto diplomatico innescato da Trump «un chiamata a svegliarsi, più forte di qualsiasi altra abbiamo mai ricevuto.

L'Unione europea dovrà decidere cosa fare per essere forte da sola, per essere più autonoma, per fare affidamento sul commercio interno tra i nostri Stati membri, in modo da avere almeno un Piano B pronto, nel caso in cui i rapporti tradizionali con gli Stati Uniti non vengano ripristinati».

Parlando in un'intervista alla Cnn durante il Forum Economico Mondiale (WEF) di Davos (GR), Lagarde ha spiegato: «l'incertezza è tornata, e credo che sia davvero molto scomoda sia per le grandi corporazioni americane, sia per le piccole e medie imprese negli Stati Uniti e in Europa. Le aziende non sanno più con certezza come vendere, come acquistare, e soprattutto chi si farà carico dell'onere delle tariffe». «Che economie che attualmente vanno ragionevolmente bene si fermino a causa di questa incertezza è, per usare un eufemismo, davvero controproducente».

La presidente della Bce ha poi sottolineato come i legami economici tra Stati Uniti ed Europa siano «enormi» in termini di scambi commerciali, investimenti e partecipazioni finanziarie. «Mettere tutto questo in discussione, rischiare di comprometterlo, non è certo una politica favorevole agli affari». Lagarde ha quindi lanciato un monito sull'urgenza per l'Unione Europea di diventare «più indipendente», alla luce delle turbolenze scatenate dal secondo mandato di Trump.

2 mesi fa
Ancora "aperti" i temi discussi con Trump, afferma Parmelin
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin potrebbe incontrare domani il presidente USA, ma i possibili temi su cui discutere restano aperti.

I temi discussi con il presidente americano Donald Trump restano «aperti», ha affermato oggi Guy Parmelin, senza fornire dettagli sui contorni di un possibile incontro domani. La Groenlandia non sarà per forza uno degli argomenti. «Se questo incontro si svolgerà, non avremo molto tempo», ha dichiarato il presidente della Confederazione. «È quindi necessario parlare di punti che riguardano ambiti comuni ai due Paesi». Il consigliere federale non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui contorni di un eventuale incontro, se non che intende «dare il benvenuto a Donald Trump e ringraziarlo per essere venuto».

«Se questo incontro si svolgerà, non avremo molto tempo», ha dichiarato il presidente della Confederazione. «È quindi necessario parlare di punti che riguardano ambiti comuni ai due Paesi». Il consigliere federale non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui contorni di un eventuale incontro, se non che intende «dare il benvenuto a Donald Trump e ringraziarlo per essere venuto».

L'invito a partecipare al Consiglio di pace

Interpellato sull'invito del presidente americano a partecipare al suo «Consiglio di pace», Parmelin ha dichiarato che, in linea di principio, la Svizzera è aperta a qualsiasi iniziativa che promuova la pace. Il Consiglio federale deve però ancora discutere con le parti interessate e studiare gli aspetti giuridici vincolanti della carta.

Trump ha creato sconcerto minacciando otto paesi europei di dazi supplementari se la Groenlandia, territorio autonomo danese, non fosse stata venduta agli Stati Uniti. Questo tema non è stato affrontato durante i colloqui che Parmelin ha avuto oggi con diversi leader, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron e quella della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Se c'è una guerra economica, ci saranno conseguenze dirette o indirette sulla Svizzera», ha ammesso Parmelin, interpellato su un potenziale effetto domino.

2 mesi fa
Bessent bacchetta l'UE: «Comprate ancora petrolio dalla Russia»

«L'Europa continua a comprare petrolio russo, quattro anni dopo, e continua a finanziare la guerra contro se stessa». Lo ha detto il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent durante il suo intervento al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR).

Dal canto suo, «l'India ha iniziato ad acquistare petrolio russo dopo l'inizio del conflitto - ha aggiunto Bessent - ma il presidente Trump ha imposto una tariffa del 25%, e l'India ha rallentato e ha smesso di acquistare petrolio russo. La Cina è un grande acquirente di petrolio russo, così come lo è di petrolio iraniano e come lo era di petrolio venezuelano. Ma per loro ora niente più petrolio venezuelano».

Se devo dare un consiglio all'Europa è di rendere operativa l'agenda Draghi che doveva ridurre il grado di burocratizzazione«proseguito il segretario di Stato Usa durante il suo intervento al WEF. »Ho parlato con alcuni imprenditori - ha detto Bessent - che mi hanno detto che è molto più facile fare business in Cina che in Europa«. Secondo Bessent, l'Europa deve adottare una mentalità maggiormente orientata alla crescita.

2 mesi fa
Domani la riunione del G7 Finanze su Groenlandia e Ucraina

Riunione domani dei ministri finanziari del G7 per discutere del caso Groenlandia e del sostegno all'Ucraina. L'incontro si terrà in videoconferenza. Gli inviti sono partiti dal ministero dell'Economia della Francia, Paese che ricopre la presidenza di turno.

«Il ministro ha convocato la prima riunione dei ministri delle Finanze del G7 (della presidenza francese nel 2026) e ha invitato tutti i suoi omologhi a una videoconferenza mercoledì», ha annunciato il dicastero, indicando all'ordine del giorno «le priorità della presidenza francese del G7», «il sostegno all'Ucraina» e «la questione della Groenlandia».

Intanto, la sospensione da parte del Pe dell'accordo Ue-Usa siglato in Scozia annunciata dal leader del Ppe Manfred Weber sarà formalizzata domani a margine della Plenaria a Strasburgo. Tale decisione non richiede un voto, ma è frutto dell'intesa dei coordinatori ombra della maggioranza Ursula che si occupano del dossier all'interno della commissione per il commercio internazionale (Inta) del Pe. Di fatto i cosiddetti «shadow rapporteur» opteranno per rinviare il voto sull'intesa sui dazi previsto nella stessa commissione Inta per il prossimo 26 gennaio. Il rinvio, a catena, rallenterà l'intero iter procedurale, incluso il via libera finale della Plenaria, inizialmente preventivabile per il prossimo febbraio.

I coordinatori ombra dei gruppi sono Bernd Lange (S&D) Zeljana Zovko (Ppe), Anna Brylka (Patrioti), Dominik Tarczynski (Ecr), Karin Karlsbro (Renew), Anna Cavazzini (Verdi), Martin Schirdewan (The Left) e Markus Buchheit (Esn). I coordinatori dei gruppi della maggioranza - al quale si aggiungerà The Left -nelle scorse ore hanno deciso il rinvio del voto. Su tale decisione hanno espresso la propria contrarietà la delegazione di Fdi e diverse delegazioni dei Patrioti: da un punto di vista aritmetico la decisione può essere considerata presa.

2 mesi fa
Carney: «Il Canada si schiera completamente al fianco di Groenlandia e Danimarca»

Il Canada si schiera «completamente» al fianco di Groenlandia e Danimarca e invita le potenze medie del mondo a collaborare per resistere alle pressioni coercitive delle superpotenze aggressive.

Lo ha affermato il primo ministro Mark Carney nel suo intervento al Forum Economico Mondiale di Davos, sottolineando che Groenlandia e Danimarca hanno un «diritto unico e inalienabile di determinare il futuro della Groenlandia».

Secondo Carney, gli eventi recenti hanno dimostrato che l'«ordine internazionale basato sulle regole» è di fatto «morto». Di conseguenza, Canada e altri paesi non hanno altra scelta se non creare nuove alleanze per contrastare le tattiche di pressione e intimidazione delle grandi potenze. «C'è una forte tendenza, tra i paesi più piccoli, ad adeguarsi per evitare guai, sperando che la sottomissione garantisca sicurezza. Non sarà così», ha avvertito Carney, aggiungendo che «le potenze medie devono agire insieme, perché se non sei al tavolo, finisci nel menu». Carney ha ribadito l'impegno del Canada nel rafforzare la sicurezza del fianco settentrionale e occidentale della Nato.

Intanto, l'esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta a un'invasione statunitense: lo afferma il giornale canadese 'Globe and Mail', mentre il presidente Donald Trump torna a riflettere online su un'eventuale presa di controllo del Canada.

Citando due alti funzionari governativi anonimi, il giornale ha affermato che il modello di risposta canadese si concentra su tattiche di tipo insurrezionale, come quelle utilizzate in Afghanistan dai combattenti che hanno resistito alle forze sovietiche e successivamente statunitensi. Il Globe ha riferito che i funzionari ritengono improbabile che Trump ordini un'invasione del Canada.

Dopo la sua elezione nel 2024 e nei primi mesi del suo nuovo mandato, Trump ha ripetutamente definito il vicino settentrionale degli Stati Uniti il ;;51° Stato e ha affermato che una fusione avrebbe giovato al Canada. I colloqui di Trump sull'annessione si sono allentati negli ultimi mesi, ma durante la notte ha pubblicato un'immagine sulla sua piattaforma social di una mappa che mostra Canada e Venezuela coperti dalla bandiera statunitense.

I funzionari hanno dichiarato al Globe che, in uno scenario di invasione, le forze statunitensi supererebbero le posizioni canadesi via terra e via mare in appena due giorni. Poiché il Canada non dispone delle risorse militari per resistere agli Stati Uniti, la reazione canadese sarebbe modellata su una campagna di tipo insurrezionale, che include imboscate e «tattiche mordi e fuggi», si legge nel rapporto. Il Globe ha specificato che il modello in fase di sviluppo «costituisce un quadro concettuale e teorico, non un piano militare, che è una direttiva attuabile e graduale per l'esecuzione delle operazioni». L'esercito canadese non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento sul rapporto del Globe.

Il primo ministro canadese Mark Carney starebbe valutando l'invio di un piccolo numero di truppe in Groenlandia, seguendo l'esempio di altri alleati della Nato, come parte di una dimostrazione di sostegno all'isola.

2 mesi fa
Gli occhiali da sole di Macron conquistano il Forum

Gli occhiali da sole specchiati di Emmanuel Macron sono tornati a catturare l'attenzione al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), dove il presidente francese ha conquistato la platea non solo con le battute e punzecchiature sul «bullismo» e le guerre «a quanto pare risolte» del presidente americano Donald Trump, ma anche sfoggiando un look che diventa più iconico ogni giorno che passa

© GIAN EHRENZELLER
© GIAN EHRENZELLER

Il nuovo dettaglio estetico del capo dell'Eliseo ha nuovamente fatto il giro dei social tra meme e video sul look «Top Gun», ma dietro la scelta c'è una spiegazione puramente medica: l'Eliseo ha chiarito che Macron è alle prese con un problema benigno e temporaneo all'occhio destro, probabilmente una lieve emorragia sottocongiuntivale, senza dolore né conseguenze sulla salute o sull'attività presidenziale.

Gli occhiali «aviator» erano apparsi per la prima volta il 15 gennaio alla base militare di Istres, durante il discorso del nuovo anno alle forze armate. In quell'occasione il presidente francese era arrivato con i classici occhiali da aviatore, tolti poi durante l'intervento, mostrando l'occhio rosso e iniettato di sangue.

Nei giorni successivi li ha indossati di nuovo all'Eliseo, in occasione di un incontro sulla Nuova Caledonia, scegliendo un modello simile ma con lenti bluastre o leggermente riflettenti, notate dai media francesi per l'effetto più moderno e appariscente.

Anche al WEF di Davos il capo di Stato francese ha sfoggiato gli occhiali nonostante l'intervento fosse al chiuso, presumibilmente per proteggere l'occhio dalle luci intense e mascherarne il rossore residuo.

Lo stesso Macron aveva ironizzato nei giorni scorsi sulla sua condizione, definendola un inconveniente «antiestetico ma completamente innocuo» e citando l'«Occhio della Tigre» come simbolo della sua determinazione in giorni molto tesi per le mire di Trump verso la Groenlandia e relativi dazi annunciati. Nei giorni successivi ha spiegato di essere «costretto a portare gli occhiali per un po'», in attesa della completa guarigione.

2 mesi fa
Degenerata la protesta di Zurigo, tre poliziotti feriti

Gli scontri registrati ieri sera alla fine della manifestazione anti Trump a Zurigo hanno causato tre feriti tra le forze dell'ordine. Diverse migliaia di persone hanno partecipato all'evento organizzato in occasione dell'avvio del Forum economico mondiale (WEF).

Lo indica su richiesta di Keystone-ATS la polizia comunale di Zurigo, aggiungendo di aver effettuato un arresto. Non è però ancora chiaro se la persona fermata verrà segnalata o meno alla procura.

Un poliziotto è stato raggiunto a una gamba da un sasso, un secondo è stato colpito sempre agli arti inferiori da un oggetto pirotecnico e un terzo è caduto a causa di una barricata eretta dai dimostranti presso l'incrocio Stauffacher. Infine un quarto agente è stato colpito in testa da un sasso, ma è rimasto illeso grazie al casco.

Inoltre sono stati disegnati graffiti lungo il percorso del corteo, vernice è stata lanciata sulle facciate e vetrine sono state rotte, ha comunicato la polizia zurighese. L'ammontare dei danni non è ancora noto, ma le forze dell'ordine hanno indicato di non aver notizia di ferimenti tra i manifestanti.

A fine corteo, membri dei «black bloc» e altri manifestanti hanno continuano il percorso, questa volta in maniera non autorizzata, nelle zone della Militärstrasse e della Kasernenstrasse. Dopo aver inizialmente tollerato lo sbarramento di una strada, la polizia ha disperso i manifestanti con l'uso di cannoni ad acqua, attorno alle 21:30.

I partecipanti alla protesta se la sono allora presa con le forze dell'ordine, lanciando pietre e fuochi d'artificio, provocando la risposta degli agenti con lacrimogeni e proiettili di gomma, si legge nella nota. Attorno alle 23:00 è tornata la calma.

L'evento era stato organizzato dal Movimento per il Socialismo, per protestare contro la presenza del presidente statunitense Donald Trump al WEF di Davos (GR).

Stamattina ha preso posizione la sezione cittadina dell'UDC. «Per noi è chiaro che la polizia comunale dovrà in futuro stroncare sul nascere questi episodi di violenza e gli anarchici di estrema sinistra dovranno essere chiamati a rispondere delle loro azioni», si legge in una nota. Da mesi inoltre i democentristi chiedono «un aumento delle forze di polizia, migliori condizioni di lavoro e soprattutto maggiore considerazione per i nostri agenti».

L'UDC aggiunge che «ci può essere una sola risposta: tolleranza zero e linea dura». L'accusa nei confronti della «maggioranza di sinistra in consiglio comunale» è di «incitare questi anarchici con la sua retorica anticapitalistica e incendiaria».

Lo scorso giugno il Gran consiglio aveva approvato a larga maggioranza un'iniziativa «anti anarchici» che permettesse di assegnare i costi d'intervento della polizia ai partecipanti delle manifestazioni. L'implementazione è però attualmente bloccata da un ricorso, che ritiene che in tal modo verrebbe messo in discussione il diritto a protestare.

Nel pomeriggio il PLR ha condannato i fatti in una nota odierna: «Scontri in strada, danneggiamenti, attacchi contro i poliziotti e blocchi prolungati del traffico non sono politici ma criminali».

I liberali-radicali chiedono inoltre «procedimenti penali, in particolare contro burattinai e portavoce di queste brutalità. Chi getta sassi, rompe vetrine e attacca le forze dell'ordine dev'essere chiamato a rispondere di conseguenza». Contro gli autori di violenza il PLR si accoda infine all'UDC nella richiesta di applicare la «tolleranza zero».

2 mesi fa
Il negoziatore russo Dmitriev è arrivato alla sede dei colloqui a Davos

Kirill Dmitriev, il consigliere presidenziale russo per gli investimenti esteri e negoziatore con gli Usa, è arrivato alla sede dei colloqui al Forum economico mondiale (WEF) Davos (GR), dove ha in programma diversi incontri, riferisce la Tass.

Secondo l'agenzia russa, Dmitriev dovrebbe incontrare tra gli altri gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner in merito alle proposte di pace sull'Ucraina.

2 mesi fa
Ambasciatrice americana esalta il modello svizzero dell'apprendistato

Il sistema duale svizzero della formazione professionale diventa un modello per la politica industriale degli Stati Uniti: in un evento organizzato alla House of Switzerland ai margini del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) l'ambasciatrice statunitense nella Confederazione Callista Gingrich ha esplicitamente elogiato il modello elvetico, descrivendolo come un pilastro cruciale per la strategia di reindustrializzazione voluta dal presidente Donald Trump.

La Svizzera mostra come il suo sistema formativo possa essere implementato con successo, ha dichiarato la 59enne. L'ex rappresentante degli Usa alla Santa Sede ha sottolineato come un'ordinanza esecutiva firmata da Trump per modernizzare lo sviluppo della forza lavoro e potenziare i programmi di apprendistato chiarisca che rafforzare l'economia americana richiede proprio una reindustrializzazione e competenze pratiche.

La collaborazione è di lunga data: come ricorda il Dipartimento federale dell'economia Berna e Washington intrattengono un dialogo intenso sul tirocinio dal 2015, quando fu firmata una prima dichiarazione d'intenti. Gli Stati Uniti hanno infatti riconosciuto «l'enorme potenziale» della combinazione di formazione sul posto di lavoro e istruzione in aula. Oggi oltre 30 aziende elvetiche gestiscono programmi di formazione oltre Atlantico, contribuendo fra l'altro in modo significativo all'economia locale.

«Nel complesso, le aziende svizzere impiegano quasi mezzo milione di lavoratori e investono miliardi ogni anno», ha specificato l'ambasciatrice. L'obiettivo dichiarato è ora espandere ulteriormente questa cooperazione per contribuire a creare un milione di nuovi posti di apprendistato negli Usa, concentrandosi su settori strategici per la reindustrializzazione come l'aeronautica, la farmaceutica e le tecnologie dell'informazione.

La Svizzera ha risposto con favore agli apprezzamenti. Presente a Davos, la direttrice della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFR) Martina Hirayama ha ribadito la disponibilità della Confederazione a rafforzare ulteriormente la cooperazione, sottolineando come condizioni quadro politiche e istituzionali adeguate siano essenziali per il successo di tali iniziative trasferite all'estero.

2 mesi fa
Colloqui tra USA e Cina su dazi e commercio

Il segretario del Tesoro Usa Scott Bessent ha incontrato a Davos He Lifeng, vice premier della Cina considerato lo 'zar economico' e il principale negoziatore per il commercio estero.

«Ho incontrato la mia controparte cinese qui a Davos - ha detto Bessent alla Cnbc riferendosi al negoziato già svolto fra i due durante i mesi passati di tensioni commerciali che avevano portato a dazi reciproci oltre il 100% - hanno fatto tutto quello che avevano detto avrebbero fatto».

Bessent ha tuttavia suggerito che la Cina «compri un po' di più» dagli Usa, perché il presidente Trump solleva sempre quest'argomento ogni volta che incontra il presidente cinese Xi Jinping.

2 mesi fa
Macron denuncia «la concorrenza» degli Stati Uniti

Emmanuel Macron, nel suo intervento oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), ha denunciato «la concorrenza» degli Stati Uniti, che «chiedono massime concessioni e apertamente mirano ad indebolire e subordinare l'Europa». Il presidente francese ha criticato «l'accumulazione di nuovi territori» e condannato qualsiasi «nuovo approccio coloniale», invitando la Francia e la Ue a rafforzare la propria sovranità e autonomia, sostenendo un multilateralismo efficace.

Macron nel suo discorso ha denunciato «nuovi dazi inaccettabili» da parte degli Stati Uniti che «chiedono massime concessioni», sottolineando come essi siano inaccettabili «soprattutto quando usati come mezzo di pressione», con quello che suona come un riferimento al braccio di ferro sulla Groenlandia.

L'Europa dispone di strumenti «molto potenti» in materia commerciale e deve «utilizzarli» quando «non viene rispettata», ha detto poi Macron riferendosi allo Strumento anticoercizione. «Nell'attuale situazione di mancanza di rispetto per le regole globali e per condizioni di parità, si tratta di uno strumento potente e l'Europa non dovrebbe esitare a usarlo», ha sottolineato.

«La Francia e l'Europa - ha poi continuato il presidente francese - danno grande importanza alla sovranità e all'indipendenza» oltre che alle regole del diritto internazionale: «È per questo che abbiamo deciso il dispiegamento di nostre forze in Groenlandia», ha detto.

«Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove solo la legge del più forte sembra contare», ha sottolineato Macron che ha messo in guardia contro la normalizzazione dei conflitti, che ora sono ibridi e si estendono a molteplici ambiti.

«L'Europa deve difendere il multilateralismo, che serve i nostri interessi e gli interessi di tutti coloro che si rifiutano di sottomettersi alla forza bruta», ha detto il capo dell'Eliseo. Per raggiungere questo obiettivo, «abbiamo bisogno, da un lato, di maggiore sovranità, maggiore autonomia per gli europei e, dall'altro, di un multilateralismo efficace che produca risultati attraverso la cooperazione».

Macron ha auspicato «soluzioni collaborative» e un «dialogo cooperativo», citando come esempi proprio la missione europea in Groenlandia intrapresa da diversi paesi europei in risposta alle minacce di Donald Trump, nonché le discussioni in seno al G7.

Macron ha poi sottolineato la necessità di sviluppare l'Unione europea dei mercati dei capitali per consentire agli europei di investire una quota maggiore dei propri risparmi nell'innovazione in Europa. «Abbiamo risparmi in Europa, più che negli Stati Uniti, ma troppi di questi vengono investiti al di fuori dell'Unione», ha sottolineato, chiedendo anche di «semplificare» le regole e rafforzare il mercato unico per sostenere l'innovazione e la crescita.

L'Europa - ha detto - deve affrontare la sua mancanza di crescita basandosi su tre pilastri di sovranità: protezione, semplificazione e investimenti. Deplorando il ritardo della competitività europea rispetto a quella degli Stati Uniti, ha ritenuto gli europei «troppo ingenui» di fronte a mercati chiusi o protetti. Ha quindi chiesto maggiore realismo e ha annunciato la sua intenzione, insieme alla Commissione UE, di gettare le basi per una «preferenza europea» per proteggere l'industria del vecchio continente.

Il presidente francese proprio in apertura del suo discorso al WEF non ha risparmiato una stoccata a Trump, che in più occasioni ha ricordato come dal suo ritorno alla Casa Bianca otto guerre si sono chiuse.

«Questo è un periodo di pace, stabilità e prevedibilità», ha ironizzato Macron, che indossa gli ormai consueti occhiali da sole specchiati a causa di un piccolo problema alla vista. Poi il capo dell'Eliseo ha fatto riferimento alle guerre nel mondo e, rivolgendosi a Trump, ha dichiarato di aver «sentito che alcune di loro sono state risolte».

Ieri Trump, in una lettera al primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, si è lamentato perché il suo Paese «ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato otto guerre».

2 mesi fa
«L'IA ha il potenziale di aumentare notevolmente il prodotto interno lordo svizzero»

L'intelligenza artificiale (IA) ha il potenziale di aumentare notevolmente il prodotto interno lordo (Pil) svizzero: è quanto emerge da uno studio presentato oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

La ricerca - realizzata dalla società di consulenza Implement Consulting Group e commissionata dal colosso informatico americano Google nonché da Digitalswitzerland, organizzazione che promuove la digitalizzazione del paese - stima che l'adozione diffusa dell'IA potrebbe portare a un incremento dell'11% del Pil svizzero nell'arco di un decennio, pari a 80-85 miliardi di franchi.

L'analisi si focalizza sul contributo specifico nei processi di ricerca e sviluppo (R&S), dove l’IA potrebbe aumentare l'efficienza del 10-20%, con un potenziale di 15 miliardi all'anno entro il 2034. Le opportunità si articolano su tre dimensioni chiave: la prima è l'utilizzo dell'IA per accelerare l'innovazione nella ricerca scientifica e industriale; la seconda è la produzione di tecnologia IA stessa; la terza, cruciale, è la commercializzazione delle innovazioni attraverso aziende digitali. La capacità della Svizzera di far crescere queste imprese sarà determinante per sfruttare appieno il potenziale.

«L'IA può spingere significativamente i processi di R&S», afferma Christine Antlanger-Winter, direttrice di Google Svizzera, citata in un comunicato. «Per rimanere competitivi e garantire che i benefici dell'intelligenza artificiale raggiungano tutta la popolazione, dobbiamo cogliere queste opportunità in modo coraggioso e responsabile».

Da parte sua Franziska Barmettler, CEO di Digitalswitzerland, sottolinea l'importanza di far arrivare i vantaggi dell'IA alle piccole e medie imprese, come pure alle industrie tradizionali: per questo l'associazione ha promosso uno specifico piano d'azione svizzero per l'IA. Per finire, Hvidt Thelle di Implement Consulting evidenzia come il potenziale delle nuove tecnologie sia massimo in settori ad alta intensità di ricerca come la farmaceutica, con un impatto atteso sul Pil elvetico superiore a quello medio Ue.

2 mesi fa
«La Svizzera deve mantenere e consolidare le relazioni con Pechino»

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato stamani al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) il vicepremier cinese He Lifeng. Per il ministro elvetico dell'economia è fondamentale: la Svizzera deve mantenere e consolidare le relazioni con Pechino.

Si è trattato di «uno scambio importante», ha scritto su X il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Il post è stato corredato da alcune foto che hanno immortalato il colloquio odierno con la delegazione cinese.

He Lifeng è una figura chiave all'interno del governo cinese, considerato lo «zar economico» del Dragone e il principale negoziatore per il commercio estero.

Venerdì Parmelin, durante il suo intervento al tradizionale incontro della sezione UDC zurighese all'Albisgüetli, aveva sottolineato l'importanza di ottimizzare l'attuale accordo commerciale con Pechino. Nel migliore dei casi, i negoziati potrebbero concludersi già quest'anno e il nuovo accordo di libero scambio potrebbe essere pronto per essere siglato.

Nel corso dell'incontro del suo partito, il consigliere federale vodese aveva inoltre affermato che la Confederazione deve mantenere relazioni il più possibile buone con tutti i principali partner commerciali. Il futuro della Svizzera dipende dalla diversificazione dei suoi mercati, aveva ribadito.

Nel suo intervento a Davos, oggi He Lifeng ha difeso il libero scambio e la globalizzazione, attaccando i dazi e le guerre commerciali. «I dazi e le guerre commerciali non hanno vincitori», ha affermato il vicepremier cinese, elogiando i benefici del «libero commercio e della globalizzazione economica» e avvertendo che il sistema commerciale globale affronta «la sua sfida più grande degli ultimi anni».

«Gli atti unilaterali e gli accordi commerciali di alcuni Paesi violano chiaramente i principi fondamentali e le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio», ha aggiunto, mettendo in guardia contro il rischio di un ritorno alla «legge della giungla, in cui i forti intimidiscono i deboli».

He Lifeng ha poi respinto le critiche sul surplus commerciale cinese, sostenendo che Pechino vuole essere non solo «la fabbrica del mondo», ma anche «il mercato del mondo». «Ma quando la Cina vuole comprare, altri Paesi non vogliono vendere», ha osservato, in riferimento alle restrizioni statunitensi sull'export verso Pechino di microchip avanzati per l'intelligenza artificiale.

La Cina - ha affermato - «intende offrire un trattamento paritario alle imprese straniere rispetto a quelle nazionali, spingerà verso i servizi la sua economia largamente sbilanciata sul manifatturiero e intende diventare un gigante dei consumi».

2 mesi fa
Zelensky: «La situazione energetica in Ucraina è la priorità, ma andrò a WEF se i documenti saranno pronti»

«Sia il 'piano di prosperità' (per la ricostruzione postbellica, ndr) che le garanzie di sicurezza sono documenti molto importanti. C'è solo l'ultimo miglio per completarli. Se i documenti saranno pronti, avremo un incontro e un viaggio» a Davos.

«Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni su difesa aerea aggiuntiva, andrò sicuramente», ha detto Volodymyr Zelensky citato dai media ucraini, aggiungendo che «ora la sfida è in Ucraina» sebbene «stiano arrivando segnali dal team ucraino da Davos che hanno quasi completato il documento sulla ricostruzione. Vedremo. Per ora, sono al mio posto», ha affermato, spiegando che la situazione energetica in Ucraina «è la priorità ora».

2 mesi fa
«L'invito all'Iran cancellato per bugie e pressioni politiche»

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha criticato il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) per aver cancellato il suo intervento, accusando gli organizzatori di aver preso la decisione sulla base di «bugie e pressioni politiche».

In un post su X, il capo della diplomazia iraniana ha affermato che la decisione è stata presa «sulla base di bugie e di pressioni politiche da parte di Israele e dei suoi proxy e apologeti basati negli Stati Uniti».

Araghchi ha parlato di un «evidente doppio standard», accusando Davos di aver escluso l'Iran, ma di non aver preso lo stesso provvedimento nei confronti di Israele dopo la guerra a Gaza, una scelta che a suo dire «trasmette deriva morale e intellettuale».

Araghchi era atteso oggi al forum annuale che riunisce nei Grigioni leader politici e dell'economia di tutto il mondo, ma il WEF ha ritirato l'invito sostenendo che non sarebbe stato «appropriato» alla luce della «perdita di vite civili in Iran nelle ultime settimane». Chiaro il riferimento alla repressione durissima delle proteste antigovernative scoppiate a fine dicembre nella Repubblica islamica.

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