
Il «bello» non viene scalfito dal tempo, lo stesso dicasi per la felicità. Vissuta al fianco di chi si ama. Bellezza e felicità, insomma, restano. Anche quando non ci sono più e, di riflesso, quando il dolore si unisce all'incomprensione e all'incredulità. Papa Leone XIV, «per quanto possibile», ha mandato un abbraccio alle famiglie delle vittime del tragico incendio del Constellation di Crans-Montana, riunite oggi, 1. febbraio, in una veglia di preghiera nella cattedrale di Sion. Un abbraccio legato a una certezza: una nuova alba attraverso cui ricongiungersi ai propri cari. «Nulla è finito» ha spiegato il Pontefice.
Il messaggio di Leone XIV, in francese, è stato letto dal vescovo di Sion, monsignor Jean-Marie Lovey, nel momento di raccoglimento promosso per commemorare la tragedia di Capodanno nella quale hanno perso la vita 41 persone, in maggioranza giovani. Leone XIV si è rivolto «con commozione» a chi ha perduto una persona cara o assistito alle sofferenze dei feriti, segnati «per tutta la vita». E ancora: «Desidero semplicemente esprimervi la mia vicinanza e la mia tenerezza, con quelle di tutta la Chiesa che, con la sua presenza materna desidera, per quanto possibile, portare con voi il fardello, e che prega il Signore Gesù di sostenere la vostra fede nella prova».
«Come afferma San Paolo: né la morte, né la vita, né il presente, né il futuro, né le prove, né la separazione, né la sofferenza, nulla può separare voi e i vostri cari dall’amore di Dio che è in Cristo» ha proseguito il Pontefice. «E nulla dei momenti belli e felici che avete vissuto con loro è perduto per sempre; nulla è finito. Pertanto, se Maria vi invita, in questi giorni tristi e bui, a guardare la Croce, vi invita anche a guardare il Cielo, sempre luminoso. Aggrappandovi saldamente all’ancora di speranza che vi è saldamente fissata, e che Gesù vi porge, riceverete la forza e il coraggio per perseverare e proseguire il vostro cammino».

