
Il prezzo del pane cala, ma la pressione sul settore aumenta. In Svizzera – come nel resto d’Europa – la guerra dei prezzi nel comparto della panificazione, l'aumento dei costi e il calo della domanda sta provocando chiusure e licenziamenti.
Tagli nel settore
Il gruppo Aryzta, gigante svizzero della panificazione industriale e leader mondiale nei prodotti da forno surgelati, ha annunciato il taglio di decine dei suoi 7700 posti di lavoro a livello globale. Il CEO Urs Jordi parla di “necessità”, citando l’aumento dei costi e il calo dei consumi. In Svizzera, panetterie storiche come Limmatbeck hanno chiuso i battenti, mentre Migros trasferirà la produzione del pane fresco per ridotta domanda. Intanto, Aldi ha lanciato un pane standard da 500 grammi a 99 centesimi, trascinando i concorrenti in una corsa al ribasso che mette in ginocchio le piccole panetterie.
Meno aziende, ma più grandi
Negli ultimi 20 anni, i membri dell’Associazione svizzera dei panettieri-confettieri si sono dimezzati, passando da quasi 3300 nel 2005 a 1700 quest'anno. Anche i punti vendita sono diminuiti (da 2900 a 2400), a testimonianza di un processo di consolidamento e di acquisizioni: un numero minore di imprese gestisce un numero maggiore di filiali. Anche all’estero si osserva un andamento simile. In Germania la grande panetteria Leifert è fallita, in Spagna Bimbo ha annunciato la soppressione di centinaia di posti di lavoro nell’ambito di una ristrutturazione.
Cosa si muove a livello politico
A livello politico una mozione che chiedeva l'abolizione delle agevolazioni tariffarie doganali per le importazioni di prodotti da forno semilavorati e finiti, al fine di sostenere la produzione di pane indigena, è stata respinta dal Consiglio federale. Secondo il Governo un adeguamento delle preferenze nei confronti dell'UE richiederebbe una rinegoziazione dell'accordo di libero scambio e creerebbe ulteriori rischi e incertezze per l'industria di trasformazione.

